Agnès Varda. Il tempo del cinema, ovvero il tempo della vita.

Roberto Rossellini, uomo dal fascino robusto, amatissimo dalle donne.

Sua figlia Isabella, nata dal rapporto con Ingrid Bergman, che si offrì al regista su un piatto d’argento e per la quale egli lasciò senza tanti complimenti la Magnani, ricorda che quand’era bambina era suo sommo piacere poggiare la testa sul morbido pancione del padre, che lei adorava… il pancione.

Successivamente il regista, uomo di robusto appetito… e non solo a tavola, sposò l’Indiana Sonali Das Gupta e a questo proposito vorrei ricordare un gustoso aneddoto.

Racconta Tinto Brass, che all’epoca era fra i suoi assistenti: “E mentre io montavo il film lui montava l’Indiana.

Negli anni Trenta, in occasione di una visita agli Studios di Hollywood, Ėjzenštejn si fece ritrarre in compagnia di Rin Tin Tin.

Sul retro della foto scrisse la didascalia: ” Il divo del cinema Rin Tin Tin e il cane bolscevico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn”.

Questa foto mi suscita tenerezza. Potrebbe sembrare quasi irrispettoso o presuntuoso, parlando di un uomo di titanico ingegno, dal quale mi sento schiacciato, e nei confronti del quale, solitamente, esprimo con deferenza la mia ammirazione e il mio rispetto.

Ma è così, il giovane Ėjzenštejn, qui, mi fa una gran tenerezza, col suo testone dai tratti infantili, l’attitudine chiusa dei ginocchi e dei piedi, tipica delle persone timide, il suo completino dal taglio improbabile… e soprattutto quegli ineffabili calzini a righe orizzontali.

“La risposta sovietica a Duemilauno Odissea nello Spazio”

Baggianate, sono due film completamente diversi… cosa non si fa per vendere qualche biglietto in più.

De Boëldieu: “Perché avete fatto per me un’eccezione, ricevendomi qui?”

Von Rauffenstein: “Perché voi vi chiamate Boëldieu e siete ufficiale di carriera delle forze armate francesi e io mi chiamo Rauffenstein e sono ufficiale di carriera delle forze armate imperiali tedesche.”

De Boëldieu: “Ma anche i miei commilitoni sono ufficiali.”

Von Rauffenstein: “Un Maréchal e un Rosenthal, ufficiali?!”

De Boëldieu: “Sono ottimi soldati…”

Von Rauffenstein: “Sono i regali della rivoluzione francese!”

De Boëldieu: “Temo che né voi né io arresteremo la marcia del tempo.”

Von Rauffenstein: “De Boëldieu… non so chi vincerà questa guerra, ma la fine, qualunque essa sia, sarà la fine dei Rauffenstein e dei Boëldieu.”

De Boëldieu: “Può darsi che il mondo non abbia più bisogno di noi.”

Von Rauffenstein: “E voi non trovate che sia davvero un peccato?”

De Boëldieu: “Forse…”

“La Grande illusion” 1937, Jean Renoir
Erich von Stroheim: Maggiore von Rauffenstein
Pierre Fresnay: Capitano de Boëldieu

“Uno dei primi Kolossal della storia del cinema (1914).

In realtà, D’Annunzio si limitò a “tradurre in dannunziano” le didascalie del film. Il suo nome appare in locandina invece di quello del regista Giovanni Pastrone perché di lui assai più famoso e in grado di attirare alla visione un vasto pubblico.

Il lavoro fu compiuto in pochi giorni e pagato 50.000 Lire, una grossa somma per l’epoca.

L’autore delle musiche che dovevano accompagnare la proiezione, eseguite da un’orchestra sinfonica, fu il maestro Ildebrando Pizzetti, che ricevette il ben più modesto compenso di 10.000 Lire.

Non portò a termine la partitura, essendosi pentito, strada facendo, di essersi prestato a quella che lui considerava un’impresa volgare… il cinema era ancora ritenuto uno spettacolo da baraccone.

Ci rimane La Sinfonia del Fuoco.

… D’Annunzio, ovviamente, non aveva i suoi stessi scrupoli”.

http://www.youtube.com/watch?v=8pnPlfYkpkg

Alberto Moravia fu critico cinematografico dell’Espresso. Un critico sui generis, che rispondeva a chi gli rimproverava che le sue critiche fossero sempre positive: “Io critico solo i film che mi piacciono”.

Non amava andare al cinema da solo e spesso si faceva accompagnare da Beatriz Amposta, una donna bellissima che all’epoca era la Musa di Rafael Alberti… è ancora affascinante, con quell’aria da “Favorita del Sultano” come qualcuno ha scritto.

“Nessuno sapeva corteggiare una donna come lui”

Lauren Bacall

“Ordet” (1955) Carl Theodor Dreyer

La Fede che smuove le montagne e resuscita i morti: quella dei fanciulli e dei “folli”.

Nell’immagine, Morten Borgen invoca il nome del figlio: “Johannes… Johannes!!!”

Nell’edizione doppiata in lingua italiana si è voluta lasciare quest’invocazione nell’originale, con un effetto di grande impatto emotivo.

Johannes e Maren… la Fede che smuove le montagne e resuscita i morti.

La morte di Inger

La resurrezione di Inger

Sul divismo e la sua “follia”

http://www.youtube.com/watch?v=uUO_uMWtA8U

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google imagini

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