Agli scacchi ho dedicato anni di vita e di lavoro, come dirigente della Lega, come istruttore, come giocatore e come arbitro… e poi mi piace raccontare storie, che forse possono interessare o divertire qualcuno.

La più tremenda sconfitta… e umiliazione della mia carriera di giocatore mi fu inflitta da una donna, la scacchista rumena Lia Bogdan. Non dimenticherò mai, quando le tesi la mano in segno di resa dopo che mi aveva massacrato, il suo sguardo di disprezzo… mi fece sentire un verme.

Quello degli scacchi era un ambiente estremamente maschilista, trovare una donna in un circolo era cosa rara e perdere in torneo, poi, tremendo, diventavi uno zimbello.

Una sera di tanti anni fa, ero al Circolo e giocavo col colonnello D. A un certo punto sentimmo provenire dalla strada un gran baccano.

“Ma che cazzo sta succedendo?” sbraitò l’anziano ufficiale della Folgore.

Si alzò e si diresse come una furia verso la finestra. Si sporse, si voltò e gridò: “Ragazzi, sono quelle puttane delle femministe!” (Il circolo si trovava a poca distanza da via del Governo Vecchio… il covo) “Dobbiamo difenderci, prepariamo delle bombe carta!”

Ci precipitammo in segreteria, agguantammo una risma di carta e, dopo aver appallottolato un bel po’ di fogli, ci affacciammo alle finestre e cominciammo a bombardare il “nemico”.

Non molto tempo fa, raccontando l’episodio a quella che è la mia attuale compagna, ho scoperto che fra le fila del nemico c’era anche lei.

Un’altra volta, in un piccolo torneo open, mi trovai a giocare con una bellissima ragazza, fidanzata di un Maestro, mio carissimo amico.

Giocava maluccio e, per farle una cortesia, benché avessi una posizione superiore, le chiesi: “Mi dai la patta?”

“No!”

Dopo un po’, la ragazza stava sempre peggio, le chiesi ancora: “Me la dai?”

E lei, stizzita: “No! non te la do neanche se ti ammazzi!”

La liquidai in quattro e quattr’otto e solo dopo, vergognandomi da morire, mi resi conto della tremenda ambiguità della mia domanda.

Imbarazzatissimo, parlai col fidanzato per chiarire l’equivoco e ancora sento l’eco delle sue risate.

Foto: Paul Morphy gioca con la Regina Vittoria a Buckingham Palace nel 1859.

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