10303376_458621910947817_8022819406650661052_n

Renato Guttuso non può, in modo riduttivo, essere considerato esclusivamente il cantore del socialismo reale. Molta della sua produzione può, a buon diritto, essere ascritta a quel vasto ed eterogeneo movimento definito come “Realismo magico”

Nella prima metà degli anni trenta il pittore siciliano fu profondamente influenzato da Corrado Cagli, nipote di Massimo Bontempelli, teorico del “Realismo magico”.

“Unico strumento del nostro lavoro sarà l’immaginazione. Occorre reimparare l’arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (…) Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale. Perché non per niente l’arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all’uomo. Lo scopo è di imparare a dominarlo, fino a poterne sconvolgere a piacere le leggi. Ora, il dominio dell’uomo sulla natura è la magia. (…)
(Immaginazione, fantasia: ma niente di simile al favolismo delle fate: niente milleunanotte. Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo: rischio continuo, e continuo sforzo di eroismi o di trappolerie per scamparne. L’esercizio stesso dell’arte diviene un rischio d’ogni momento. Non esser mai certi dell’effetto. Temere sempre che non si tratti d’ispirazione ma di trucco. Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dell’impressionismo. (…) Ecco la regola di vita e d’arte per cent’anni ancora: avventurarsi di minuto in minuto, fino al momento in cui o si è assunti in cielo o si precipita.)”

Bontempelli: Opere scelte. Milano 1978, pp.750-751

Nell’immagine vediamo raffigurato Cola Pesce in un affresco di Renato Guttuso che adorna il teatro Vittorio Emanuele di Messina.

“Si racconta che durante il regno di Federico II vivesse in Sicilia un marinaio, di origine messinese, capace di nuotare come un pesce e di rimanere a lungo in apnea a grandi profondità.
La sua fama giunse agli orecchi dell’Imperatore, che volle metterlo alla prova ordinandogli di recuperare vari oggetti dal fondo del mare. Durante una delle sue immersioni Cola Pesce scoprì che la Sicilia si reggeva su tre grandi pilastri, uno dei quali era corroso a tal punto da far temere il cedimento e l’inabissamento dell’Isola.
Da allora egli è lì, sul fondo del mare, a sorreggere quel pilastro e la Sicilia, che su di esso poggia.
Una sorta di Atlante subacqueo, che a partire dal XII secolo (alcuni autori lo collocano sotto il regno di Ruggero II) ha ispirato poeti, pittori e musicisti, fino ai giorni nostri.”

Così canta Giovanni Meli:

“CONUSCIUTU È IN SICILIA L’ANTICU
NOMU DI COLA PISCI, ANFIBBIU NATU
SUTTA DI LU SECUNNU FIDIRICU.
OMU IN SUSTANZA BEN PROPURZIUNATU,
PISCI PRI L’ATTRIBUTU SINGULARI
DI STARI A FUNNU CU LI PISCI IN MARI”.

Otello Profazio gli ha dedicato una famosa ballata

http://www.youtube.com/watch?v=LodI6NQykFw

Federico Bernardini

Annunci