Di Sonia Maioli Nascono innumerevoli equivoci dalla mancanza di comprensione.
La comunicazione verbale è cosa difficile, tanto da prevedere una apposita e dedicata facoltà universitaria.
Siamo fortunati ad usare la nostra lingua, possiede molte parole per molti concetti.
Quando provavo a studiare l’inglese, lingua sgrammaticata per barbari (cit. Tolstoj nipote), mi domandavo come sarebbe stato possibile invitare qualcuno a cena usando il pronome you, singolare, plurale, maschile, femminile. Il rischio di ritrovarsi a cena molte e magari indesiderate persone sarebbe altissimo.
Per quanti preparare, cosa?
Dicono: ma si capisce dal contesto del discorso.
Ecco, proprio questo, capire.
Quando capita di conoscere nuove persone, legare nuovi rapporti, importanti o no, ma che vadano oltre la mera, pur se importante, valutazione visiva e non verbale, il capirsi è indispensabile.
Ci presentiamo, sorriso, la miglior voce che abbiamo, il nostro nome che, spesso, contiene l’essenza di noi stessi.
Se è stata una buona presentazione, verremo osservati, valutati, guardati magari con simpatia.
Contrariamente saremo ignorati.
Spesso nei momenti più impensabili mi domando perché siamo dotati di una capacità così imprecisa come la parola.
Osservo la gente, mi chiedo quali siano i pensieri, le sensazioni profonde.
Una vettura pubblica piena, affollata, sarebbe una cacofonia di suoni se si potessero sentire i pensieri di tutti.
La signora accanto sta ripensando alla bella serata che, inaspettatamente, ha passato ieri.
Questi nuovi amici, simpatici, consapevoli, donne adulte senza paura di essere ridicole se giocano.
Uomini che non hanno timore a dimostrare apprezzamento di doti strane, intelligenza, simpatia, bellezza sfiorita.
Le due signore che parlano, una ascolta, educatamente scocciata, si guarda furtivamente intorno cercando una via di uscita.
Quella che parla nota il quasi disappunto dell’altra, ma vorrebbe essere piacevole, almeno ci prova.
Il ragazzo che legge non ama quello che sta studiando, la piega della sua bocca lo dice, gira intorno occhi che scrutano.
Il signore anziano ricorda i figli, piccoli, cresciuti, grandi, ormai autonomi. La vita passata, il futuro lontano dai pensieri.
Bella quella ragazzetta, incerta e proterva allo stesso tempo. Preoccupata del proprio aspetto, dell’impatto che ha sugli altri.
Il ragazzo la guarda ogni tanto, lame nei suoi occhi, timidezza atroce lo tiene fermo.
Se solo potessero leggere nella mente, reciprocamente, quanto sarebbe più semplice.
Oltrepassare le parole, lasciar cadere muri, timori.
Comunicare, semplicemente, telepatia, diretta, infallibile nel bene e nel male.

Illustrazione tratta da Google immagini

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