Nel 1901, alla vigilia dell’assegnazione del primo Premio Nobel per la letteratura, tutti i pronostici erano a favore di Lev Tolstoj. Inopinatamente vinse il francese Sully Prudhomme. Negli anni successivi, Tolstoj morirà nel 1910, gli vennero preferiti autori come Bjornstjerne Martinus Bjornson, Frédéric Mistral, José Echegaray y Eizaguirre, Rudolf Christoph Eucken e Paul Johann Ludwig Heyse, nessuno di loro paragonabile al genio di Jàsnaja Poljana. Di alcuni di essi, oltre la cerchia degli “iniziati”, sopravvive soltanto il nome.

Nel 1938 doveva essere la volta di Virginia Woolf, ma le venne preferita Pearl S. Buck, valente scrittrice anch’essa, il che rende la scelta meno scandalosa.

Incredibile il caso di Vladimir Nabokov, dato per sicuro vincitore nel 1974. Il premio viene conferito ex aequo ai due svedesi Eyvind Johnson e Harry Martinson, entrambi soci dell’Accademia di Stoccolma, la stessa che assegnava il Nobel.

Jorge Luis Borges, come già Louis-Ferdinand Celine ed Ezra Pound, furono messi fuori gioco da ragioni politiche.

James Joyce, invece, fu vittima della censura, a causa della quale la sua opera potè riscuotere larga diffusione sotanto dopo la sua morte, cosa che capitò anche a Marcel Proust, il cui capolavoro fu pubblicato nella sua interezza postumo.

Tristissima, viste le evidenti tendenze filoscandinave dell’Accademia, la sorte di due giganti della drammaturgia come Johan August Strindberg e Henrik Ibsen cui, nel 1903 fu preferito Bjørnstjerne Bjørnson… chi era costui?

E che dire, infine, di Karen Blixen? Nel 1954, dopo il conferimento del Nobel, un grande come Ernest Hemingway affermò che avrebbero dovuto assegnarlo a lei.

Federico Bernardini

Immagine: Lev Tolstoj

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