“Vengo anch’io?” chiese il matematico

“No tu no!” rispose Nobel

“E perché?”

Alfred Nobel, chimico e industriale, volle legare il suo nome a un’istituzione filantropica come il Premio per evitare di essere ricordato, a causa dell’invenzione della dinamite, come un mercante di morte.
Eppure anche l’invenzione di questo esplosivo, poi destinato a un largo uso nell’industria bellica, può essere considerata un atto filantropico, destinato a salvare numerose vite umane.
Prima dell’introduzione della dinamite, infatti, era usata, nell’industria mineraria, la nitroglicerina, esplosivo assai instabile che poteva esplodere anche a un minimo urto, provocando stragi fra i minatori.
Nel suo testamento egli dispose che gli interessi del suo ingente patrimonio venissero suddivisi annualmente in cinque parti uguali, da distribuirsi a chi si fosse distinto nel campo della fisica, della chimica, della medicina, della letteratura e della pace.
Desta ancora meraviglia il fatto che Nobel non abbia istituito un premio anche per la matematica, ma credo che la ragione di questa apparente distrazione consista nel fatto che egli abbia voluto privilegiare non tanto la scienza o la speculazione astratta quanto i benefici effetti delle loro applicazioni.
I maligni sostengono, invece, che egli abbia agito sulla spinta di meschine motivazioni personali dopo aver scoperto che la sua compagna, Sofie Hess, lo tradiva col matematico Gösta Mittag-Leffler, che sarebbe stato tra i più probabili candidati al premio.
Nel 1936, per premiare i matematici, venne istituita la “Medaglia Fields”, il cui prestigio è equivalente a quello del Nobel. Il premio viene assegnato, con cadenza quadriennale, a scienziati che non abbiano superato i quarant’anni di età.

Federico Bernardini

Advertisements