Sia nei bambini che negli adulti non è rara la “pediofobia”, cioè la paura delle bambole. Anche a me è capitato, sebbene in modo superficiale, di provare avversione per certe bambole dall’aspetto sinistro, come se temessi che all’improvviso potessero animarsi e azzannarmi alla gola come vampiri.
Una paura sulla quale fanno leva molti film dell’orrore, come “La bambola assassina” di Tom Holland.

Poi ci sono le “Bambole da letto”, quelle che soprattutto nei paesi del Sud facevano un tempo bella mostra di sé sui letti matrimoniali; una tradizione che credo ormai quasi sparita.
Mia madre racconta che appena arrivata in Sicilia, fresca sposa, all’inizio degli anni ’50, le si presentò una vicina che le recò in dono una bellissima bambola. “Questa la deve mettere sul letto” le disse, e mia madre ne rimase stupita, non comprendendone la ragione.
Le sembrava solo una cosa di pessimo gusto e si guardò bene dal collocarla sul talamo. In realtà si trattava di un buon augurio, la bambola porta figli e per questo una donna appena sposata doveva mettere quella sorta di feticcio sul suo letto nuziale.

E in Sicilia non ci sono solo le bambole da letto, ma anche le “Fimmine di letto”:

“Bella. E non è solamente bella. Appartiene a quella categoria che dalle nostre parti, una volta, era chiamata di “fimmine di letto”.
Ha un modo di taliarti, un modo di darti la mano, un modo d’accavallare le gambe, che il sangue ti si arrimiscolia. Ti fa capire che sotto o sopra un linzolo, potrebbe pigliare foco come la carta …”

(Andrea Camilleri, “Come fece Alice”)

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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