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Luigi Cadorna

Il 21 dicembre del 1928, all’età di 78 anni, muore il Maresciallo d’Italia Luigi Cadorna (Pallanza, 4 settembre 1850 – Bordighera, 21 dicembre 1928).

Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 27 luglio del 1914 al 9 novembre del 1917, quando fu sostituito dal Generale Armando Diaz (Napoli, 5 dicembre 1861 – Roma, 29 febbraio 1928).

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Armando Diaz

Durante la Prima Guerra Mondiale si distinse per la sua crudeltà e per il suo disprezzo della vita dei soldati, che egli sempre trattò cinicamente come carne da cannone, attitudine che gli procurò, sia fra le truppe che nella pubblica opinione, fama di criminale.

Innumerevoli furono gli atti di violenza gratuita perpetrati ai danni dei soldati su suo ordine. Per imporre la sua cieca autorità e tenere in pugno col terrore l’esercito, istituì la “decimazione”, allo scopo di punire veri o presunti atti di insubordinazione da parte dei reparti. Com’era costume dell’esercito romano, si sceglieva un uomo su dieci da mandare a morte e durante il periodo del suo comando la pratica si diffuse a tal punto da suscitare odio nei confronti dei Carabinieri in grigioverde che avevano il triste compito di formare i plotoni d’esecuzione.

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Emilio Lussu

Tristemente famosa anche la disposizione di sparare alle spalle dei soldati all’assalto, onde evitare che, presi dal panico, potessero indietreggiare. Ne troviamo testimonianza nelle memorie di guerra di Emilio Lussu (Armungia, 4 dicembre 1890 – Roma, 5 marzo 1975), raccolte nel libro “Un anno sull’Altipiano” 1938, cui si ispirò Francesco Rosi (Napoli, 15 novembre 1922) per il film “Uomini contro” 1970.
Altrettanto disprezzo Cadorna dimostrò nei confronti dei soldati caduti prigionieri degli Austriaci e si calcola che centomila di essi morirono di stenti a causa del suo rifiuto di inviare loro qualunque forma di soccorso.

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Francesco Rosi

Cose ormai dimenticate dai più. Innumerevoli vie e piazze sono state a lui intitolate, ma le numerose strofe anonime composte durante il conflitto rimangono ancora a testimoniare l’odio popolare nei suoi confronti.

“Il general Cadorna ha scritto alla regina
«Se vuoi veder Trieste te la mando in cartolina»

Bom bom bom
al rombo del cannon

Il general Cadorna si mangia le bistecche
ai poveri soldati ci dà castagne secche

Bom bom bom
al rombo del cannon

Il general Cadorna è diventato matto
chiamà il ’99 che l’è ancor ragazzo

Bom bom bom
al rombo del cannon

Il general Cadorna ha perso l’intelletto
chiamà il ’99 che fa ancor pipì nel letto

Bom bom bom
al rombo del cannon

Il general Cadorna ha scritto la sentenza:
«Pigliatemi Gorizia, vi manderò in licenza»

Bom bom bom
al rombo del cannon

Il general Cadorna ‘l mangia ‘l beve ‘l dorma
e il povero soldato va in guerra e non ritorna

Bom bom bom
al rombo del cannon.”

Federico Bernardini

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