“Chi non ha mai sognato d’esser più che uomo è men che bestia.”

(Giovanni Papini)

Di Ruggero Morghen A Sanremo muore Francesco Novati, filologo e critico letterario. Tra i maggiori rappresentanti del “metodo storico”, aveva fondato nel 1883, con Graf e Renier, il Giornale storico della letteratura italiana. Per la collana di storia letteraria della Vallardi scrive il volume sulle Origini che, incompiuto, sarà portato a termine da Monteverdi. Arturo Onofri, intanto, inizia a collaborare alla Voce di de Robertis. Con i paragrafi di Tendenze, del 15 giugno, Onofri si inserisce nel dibattito – allora in corso – sul “frammento”, sostenendo la necessità di una poesia frammentaria che raggiunga l’assoluta purezza attraverso il rifiuto dell’oggetto e del contenuto. Ernesto Giacomo Parodi, invece, si occupa di D’Antona per la Società dantesca e di Renier per il Marzocco. Sul bollettino della Società dantesca esce anche un suo studio su “La miscredenza di Cavalcanti e una fonte del Boccaccio”.
Tornato in Italia, Dario Niccodemi comincia a comporre in italiano e dà alle scene L’ombra, Scampolo e La piccina, tutte e tre del 1915. Dello stesso anno è Il lupo perde il vizio, una commedia di Augusto Novelli che, come altre sue – L’acqua cheta, Casa mia casa mia, Acqua passata, Così faceva mio nonno, Gallina vecchia, Pollo freddo, Separati – deriva da un proverbio o da un modo di dire. A Lucca, intanto, si pubblica “Superstizioni e pregiudizi popolari lucchesi” di Ildefonso Nieri, il letterato di Ponte a Moriano che studiò particolarmente la letteratura popolare.
A Torino esce Arcangelo Corelli, studio di musicologia di Luigi Orsini (1875-1954), poeta e narratore imolese autore di numerosi volumi di divulgazione, tra cui le vite di san Francesco, Dante e Giulio Cesare. Nel 1915 si pubblicano anche tre opere di Giovanni Papini: Maschilità, La paga del sabato e Cento pagine di poesia. Libro di versi, quest’ultimo, che ad avviso del Dizionario enciclopedico Laterza della letteratura italiana rivela addirittura “l’intima povertà umana del Papini e la vanità di tanta sua opera, tutta formale e stilistica”.
Leonardo Olschki insegna filologia romanza all’università di Heidelberg, dove rimarrà fino al 1932 per poi passare all’università di Roma. Ramiro Ortiz, dal canto suo, insegna letteratura italiana all’università di Bucarest. Terrà la cattedra fino al 1933, quando sarà chiamato a insegnare filologia romanza all’università di Padova.
Questo ed altro accadde nel 1915, giusto cent’anni fa.

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