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Le Terme Acque Albule di Tivoli, già note in età imperiale, rappresentano oggi uno dei complessi termali più importanti d’Italia.
Sono così chiamate per la patina biancastra, ricca di emulsioni carbonico-solfuree, che ne ricopre la superficie e sgorgano dai laghi Regina e Colonelle, a circa otto chilometri da Tivoli.
Assai rinomate per le loro virtù terapeutiche sin dai tempi di Augusto, sono citate persino nell’Eneide, dove Virgilio ne illustra le proprietà miracolose. La nobiltà romana eresse sontuose dimore intorno alle sorgenti ed anche alcuni imperatori si servirono delle Acque Albule per curare i loro acciacchi: Augusto le usò per alleviare i dolori della gotta, Nerone le fece condurre sino alla Domus Aurea e Adriano se ne servì per alimentare le piscine della sua faraonica villa, eretta a breve distanza dalle sorgenti.
Cadute in rovina, come la maggior parte delle opere civili, in età medievale, le terme tiburtine furono riscoperte nel Rinascimento e riportate all’antico splendore ad opera del cardinale Della Queva e soprattutto di Ippolito d’Este, governatore di Tivoli e costruttore della splendida villa che rappresenta ancor oggi il massimo vanto architettonico della città laziale.
Gli odierni stabilimenti, costruiti intorno al nucleo originario, voluto da papa Pio IX, sono alimentati da una sorgente che ha la portata di circa tremila litri al secondo, ciò che rende le Acque Albule tra le più ricche d’Europa.
Le applicazioni terapeutiche di queste acque carbonico-solfuree sono assai numerose. I fanghi e i bagni con idromassaggio, oltre che in alcune affezioni cutanee, come acne, eczemi e psoriasi, sono indicati nelle malattie reumatiche croniche, artrosi, gotta, esiti di traumi e nevriti.
La terapia idropinica è applicata nelle dispepsie epato-biliari, nelle coliti croniche, nelle intossicazioni professionali, come il saturnismo, e nelle forme lievi di diabete.
Le irrigazioni ginecologiche sono indicate nelle infiammazioni croniche dell’apparato genitale femminile e nella sterilità femminile secondaria.
Le inalazioni e l’aerosolterapia rappresentano un ottimo rimedio contro bronchiti croniche, asma bronchiale, sinusiti e rino-faringo-laringiti croniche.
Negli stabilimenti delle Acque Albule, inoltre, viene praticata la terapia della sordità rinogena, dovuta cioè ad affezioni croniche del naso e della faringe, attraverso insufflazioni endotimpaniche.
In caso di adiposità o di turbe della circolazione periferica, è a disposizione dei clienti un centro sauna tra i più attrezzati d’Europa, dotato di impianti di provenienza finlandese.
Oltre al trattamento elioterapico e alla massoterapia, infine, è possibile dedicarsi al nuoto, in una delle grandi piscine che raggiungono la superficie complessiva di circa 5.500 metri quadri, associando così l’effetto salutare dell’esercizio natatorio a quello prodotto sulla cute e sull’apparato respiratorio dallo zolfo.

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Fra i paesi del mondo l’Italia occupa un posto di prim’ordine per il numero e la varietà delle sue acque minerali. Ve ne sono centinaia e molte di esse godono di fama millenaria, come attesta la nostra letteratura idrologica, che è la più antica fra quelle esistenti.
Il nome delle nostre maggiori stazioni idrominerali è giustamente famoso in tutto il mondo ed esse sono meta di numerosissimi stranieri che in alcune formano, ad ogni stagione, colonie folte e fedeli. Una fama, questa, che non deriva tanto dal richiamo mondano che ancora assicura le fortune di molte località forestiere, quanto dalle proprietà terapeutiche delle nostre acque, che rappresentano, in molti casi, una cura specifica per una grande varietà di malanni.
In Italia si trovano acque che hanno proprietà equivalenti a quelle di quasi tutte le acque straniere ed altre ve ne sono, altrove inesistenti o che, pur essendo della stessa specie, possiedono virtù nettamente superiori.
Ma la fama delle terme italiane non è legata soltanto al numero e alla varietà delle sue acque. Nel nostro paese esse rappresentano una tradizione storica e culturale che non ha l’eguale nel mondo.
Anche se non si può dire che le terme siano nate in Italia, gli Etruschi e i Romani appresero l’arte di edificare i “Bagni” dai Greci, le vestigia degli impianti termali di età imperiale testimoniano come proprio nel nostro paese questo tipo di architettura abbia raggiunto il suo massimo splendore.
Nell’antica Roma le terme avevano un posto di grande rilievo nella vita sociale e culturale. In esse i Romani trascorrevano varie ore della giornata, suddivisi rigorosamente a seconda classe sociale, dedicandosi alle attività più disparate. Non solo un luogo dove curarsi o praticare discipline sportive, dunque, ma un punto di incontro, dove discutere delle banalità di ogni giorno o fare filosofia, dove leggere o dedicarsi all’ascolto della musica.
Queste pratiche culturali o, molto più spesso, salottiere e mondane, si sono tramandate sin quasi ai nostri giorni e ad esse è legato il fascino un po’ decadente di molte stazioni rinomate, non solo italiane, dove un tempo si ritrovava il bel mondo. Ai Bagni di Chianciano o a Baden Baden, si davano convegno, da ogni angolo della terra, nobili e milionari, uomini politici e artisti, dame annoiate e avventurieri d’ogni sorta, non tanto per curare i loro acciacchi, quanto per esporre la loro vanità in quelle splendide vetrine, ormai appannate dal trionfo del turismo di massa , che ha sostituito i sontuosi tiri a quattro e gli eleganti landò coi suoi chiassosi torpedoni.

Federico Bernardini

Illustrazioni:
Terme Acque Albule, fonte http://www.termediroma.org/it/piscine-esterne.php
Matrona romana nel Tepidarium, da un dipinto di Lawrence Alma-Tadema

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