Fino a pochi decenni or sono il tasso di natalità in Sardegna era altissimo. In una società agro-pastorale i figli rappresentano una ricchezza: sono braccia destinate all’agricoltura e all’allevamento del bestiame.
Ma quando quel modello culturale ed economico entra in crisi, quando l’industrializzazione forzata fallisce, lasciando uno strascico di decine di migliaia di disoccupati, i figli diventano “bocche da sfamare”. E’ per questa ragione che oggi in Sardegna il tasso di natalità è bassissimo, il più basso tra le regioni italiane, e rappresenta uno dei principali indicatori di un grande disagio sociale e di una totale mancanza di fiducia nel futuro.
“I Sardi non si riproducono perché si accoppiano con le pecore” sentenziò alcuni anni or sono Paolo Villaggio, ospite di una trasmissione radiofonica di Oliviero Beha, e quella che in tutta evidenza era soltanto una surreale battuta del comico genovese, scatenò un putiferio: i Sardi si sentirono offesi e insorsero, schiumanti di rabbia e di vendetta, costringendo sia Villaggio che Beha a cospargersi il capo di cenere e fare pubblica ammenda.
Tanto rumore per nulla, potremmo dire: una conseguenza della mancanza di senso dell’umorismo dei Sardi, che avrebbero cose ben più concrete di cui lamentarsi e dettero eccessiva importanza a un’affermazione da valutare in relazione alla natura del personaggio che l’aveva proferita.
A onor del vero alla valanga di proteste che si riversò in quella circostanza sulla rete dobbiamo aggiungere anche i commenti più pacati di quei Sardi che presero la cosa dal verso giusto, sdrammatizzando e riportandola nei suoi termini, come fecero tempestivamente sia Villaggio che Beha, i quali di certo non immaginavano il putiferio che una battuta al massimo un po’ infelice avrebbe scatenato.
Ma si tratta soltanto di mancanza di senso dell’umorismo o il luogo comune tirato fuori da Villaggio ha, come molti luoghi comuni, un fondo di verità e fa riferimento a una vergogna che si vuole nascondere?
Ebbene sì! In tutte le civiltà pastorali, dalla notte dei tempi, certe pratiche, pur non essendo frequenti, o addirittura esclusive, come la battuta del comico genovese sembrerebbe affermare, sono documentate. Ce lo conferma, per non uscire dai confini della Sardegna, Gavino Ledda che in “Padre Padrone” fa ad esse esplicito riferimento. E poi c’è Tomasi di Lampedusa il quale, in uno dei suoi preziosi racconti, ci parla dei pastori siciliani che nella solitudine dei loro pascoli si accoppiano con le pecore o ancora, per riferirci ad un’altra area culturale, lo psichiatra algerino Malek Chebel che afferma: “ L’itinerario copulatorio del giovane maghrebino campagnolo comincia spesso nei lombi delle bestie che è incaricato di accompagnare regolarmente…”.
Probabilmente è proprio in questo imbarazzante fondo di verità che si nasconde nel luogo comune e non nella presunta mancanza di senso dell’umorismo dei Sardi che va individuata la causa di un così grande risentimento.
E’ un po’ come la storia dei comunisti che mangiano i bambini, una fandonia ovviamente, ma, come conferma in base a ricordi d’infanzia Andrej Chikatilo, il mostro di Rostov, nella Russia degli anni venti-trenta, sconvolta da ricorrenti carestie, non furono infrequenti i casi di cannibalismo di cui rimasero vittime bambini.

Federico Bernardini

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