Credo che sui canali generalisti della Rai, nata con ben altre intenzioni e ormai ridotta da tempo a macchina per sciacquare il cervello degli Italiani, andrebbe apposta, come sui pacchetti di sigarette, la scritta: “Nuoce gravemente alla salute”.
Diverso il caso del canale tematico Rai Storia che, sebbene abbia un carattere fortemente divulgativo, conserva ancora una certa dignità intellettuale e può essere frequentato anche da un pubblico colto senza effetti collaterali particolarmente sgradevoli.
Nel suo variegato palinsesto emerge la rubrica quotidiana “Il tempo e la storia” di Massimo Bernardini. Nella puntata di lunedì 23 marzo si parlava del Santo Graal, dei Catari, del nazismo esoterico ed altro ancora… troppa carne al fuoco. Buona divulgazione, comunque, com’è nella natura del programma… in tre quarti d’ora non si può pretendere di approfondire neanche un punto di argomenti così vasti e complessi.
Una considerazione a proposito del conduttore, uomo di buona cultura e buon mestiere, che però a volte esagera nel porsi, rispetto ai suoi ospiti, nei panni dell’uomo della strada, con domande di disarmante ingenuità che forse potrebbe risparmiarsi, dato il carattere non certo nazional popolare di un programma che si rivolge a un target di buon livello.
Domandare a Franco Cardini (nel quale mi è parso a un certo punto di cogliere una punta di ironia riguardo alla serietà del programma) per quale ragione il medioevo fosse così famelico di reliquie, al contrario dell’età moderna, è cosa degna di uno studentello ginnasiale.
Per la mentalità medievale, immersa nella spiritualità cristiana, ma in parte ancora soggetta alle suggestioni magiche del paganesimo, le reliquie sono un simbolo tangibile della divinità e della santità e possederle accresce la dignità e il potere di chi le detiene, in conseguenza delle virtù sovrannaturali ad esse attribuite. Ciò spiega anche la ricerca di reliquie come la lancia di Longino o il Santo Graal da parte del regime nazista, la cui élite era fortemente soggetta a suggestioni esoteriche.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che le reliquie rappresentavano un affare d’oro per i potenti o le comunità che le detenevano, richiamando un’infinità di pellegrini che si recavano nei santuari eretti allo scopo di esporle alla venerazione di un popolo che confidava nel potere salvifico delle loro sovrannaturali virtù… non solo una questione di prestigio, dunque, per cui non erano rare vere e proprie spedizioni militari per sottrarre ad altre comunità reliquie di particolare importanza. Emblematico il caso di quelle di san Nicola, custodite nella lontana Myra, in Asia minore, di cui marinai baresi si impadronirono, con una spedizione piratesca.
Con la fine della centralità della fede e la nascita dell’uomo moderno, che pone se stesso al centro dell’universo e la razionalità come strumento principe della conoscenza, non solo le reliquie perdono importanza e vengono relegate nell’ambito della religiosità popolare, ma avviene una vera rivoluzione antropologica che capovolge la visione del mondo.
Per approfondire la conoscenza di questo cambiamento di mentalità, trovo utile rimandare alla lettura di “Medioevo cristiano” di Raffaello Morghen.

Federico Bernardini

Illustrazione tratte da Google immagini

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