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Nei giorni 31 marzo – 1° aprile sarà possibile, in alcune sale cinematografiche italiane, partecipare a un grande evento cinematografico, la proiezione di “L’altra patria – Cronaca di un desiderio” (2013) che conclude la trilogia “Heimat”, film in undici episodi , per un totale di quasi sessanta ore di proiezione, del Maestro Edgar Reiz (Morbach, 1º novembre 1932).
Si tratta, in realtà, di un prequel della saga che attraverso le vicende della famiglia tedesca Simon ci ha fatto rivivere, a partire dal 1919 fino al 1982, la storia della Germania.
Con questo dodicesimo e conclusivo episodio, Reiz ci riporta a metà Ottocento, per narrare le vicende degli antenati dei personaggi che negli undici episodi precedenti abbiamo visto attraversare quasi per intero la storia del Secolo Breve.
Il grande regista, formatosi alla scuola della Nouvelle Vague francese e del Neorealismo italiano e autore di quello che è il film più lungo ed uno fra i più belli della storia del cinema, così ci presenta la sua ultima opera, ambientata ancora, ma nel 1843, nell’immaginaria cittadina di Schabbach, nell’Hunsrück, regione ove egli è nato:
“… E’stato difficile dal punto di vista dell’architettura, delle location; abbiamo dovuto riprodurre tutto, dagli utensili all’abbigliamento. Le case di Schabbach sono state costruite di sana pianta, gli attori indossano vestiti filati a mano e grazie alle riprese in digitale le fonti luminose sono state il più possibile restituite al naturale, per far vedere come i contadini della Renania vivevano nella metà dell’Ottocento. Il protagonista Jacob alimenta il proprio sogno grazie alle letture… la sua è una mescolanza di informazioni diverse, a tratti anche confuse, che però alimentano il suo sogno. Alla fine lascerà il suo paese non con le gambe, ma proprio con la testa… il tema è naturalmente quello dell’emigrazione, il senso di dolore che c’è nel cuore delle persone che lasciano la propria terra. All’epoca eravamo un paese di emigranti, oggi siamo terra d’immigrazione”.
Un appuntamento da non perdere!

Federico Bernardini

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