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Oggi, 7 aprile, Google celebra, con uno dei suoi doodle, l’anniversario della nascita della poetessa cilena Gabriela Mistral (Vicuña, 7 aprile 1889 – New York, 10 gennaio 1957), Premio Nobel per la Letteratura nel 1945.
Un premio controverso, come altri nella storia del Nobel per la Letteratura, conferito a volte ad autori onusti più di meriti politici che letterari e ad altri negato, uno fra tutti Ezra Pound, a cagione di quelli che la Svenska Akademien ha considerato demeriti.
Il 1945 doveva essere, finalmente, l’anno di Paul Valéry, la cui candidatura, a partire dal 1930, era stata presentata almeno una decina di volte sia dall’Accademia di Francia sia da tutte le università del paese cui, nel 1936, si aggiunsero l’Accademia del Belgio e quella dei Paesi Bassi.
Ma la poesia di Valéry era considerata troppo esclusiva, troppo ermetica, dalle vecchie cariatidi dell’Akademien.
Solo a partire dal 1940, grazie al decesso di alcuni vecchi e illustri accademici e alla rinuncia al segretariato a vita di Per Hallström, cui succedette Anders Johan Österling, il nome di Valéry cominciò ad essere preso in considerazione e finalmente, nel 1945, la sua candidatura fu approvata all’unanimità dai membri dell’ Akademien. Ma il 20 luglio, prima dello scrutinio finale, la morte si portò via il candidato ormai prescelto.
Tali erano i sensi di colpa degli Accademici che si pensò addirittura a un’attribuzione postuma, come era già avvenuto nel 1931 per il grande poeta svedese Erik Axel Karlfeldt. Ma le aspre critiche sollevate da quel gesto, che tuttavia non rappresentava una trasgressione agli statuti della Fondazione Nobel, indussero l’Akademien a non dar seguito al precedente.
Così si aprì la via della gloria a Gabriela Mistral. Una candidatura forte la sua, anzi fortissima… e non solo per meriti letterari. Oltre alla facoltà di lettere di Santiago e all’Accademia Cilena, tutte le università, le accademie, gli istituti di cultura e persino i governi dell’America Latina premevano per l’assegnazione del premio.
Iperbolica e quasi comminatoria la formula con la quale i suoi compatrioti la raccomandavano all’Akademien: “La sua alta e forte personalità l’ha imposta alla nostra considerazione come il valore intellettuale e morale più importante dell’America Latina contemporanea e, senza contestazioni possibili, come una delle più grandi poetesse che siano mai esistite, se non la più grande di tutti i tempi…”. Quasi un diktat, si potrebbe dire, rivolto dall’intero Sud America alla Svezia… meglio non provocare un incidente diplomatico.
Ma, nonostante l’enfasi eccessiva con cui le istituzioni culturali e politiche sudamericane perorarono la sua causa, resta il fatto che la Mistral fosse poetessa di rango e lo dimostrano le parole che lo stesso Valéry le aveva rivolto alcuni anni prima, parole, come scrive Kjell Strömberg, “… animate da una benevolenza un po’ paterna e un po’ cavalleresca”:
“… Io sentivo bene che c’era in lei quell’impasto di attenzione e di sogno, di assenze esteriori e di illuminazioni interiori immediate che sono caratteristiche della natura dei grandi poeti”.
In un’Europa devastata dalla guerra poca fu l’attenzione dedicata dalla stampa, con l’eccezione di quella svedese, all’avvenimento letterario, mentre i giornali dell’America Latina dedicarono pagine intere, grondanti di entusiasmo, alla “Divina Gabriela”, paragonata a Saffo e a santa Teresa d’Avila. Dobbiamo pensare che quella parte del mondo veniva onorata da un premio Nobel per la prima volta.

Federico Bernardini

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