Più di trent’anni, una vita. Tanto è trascorso dai tempi del Goldfinch Club. Non dimenticherò mai le serate trascorse fra bevute e tenzoni intellettuali in compagnia di Michael Sullivan, mio grande amico e professore di epistemologia delle scienze umane a tempo perso. “Io prevedo per te un futuro di grande curioso” mi disse una sera, mentre versava per l’ennesima vota dell’acqua in un bicchiere che ormai conteneva del whisky in quantità infinitesimale. Troppo intelligente, troppo sapiente, Michael, per non capire che io non ero destinato a seminare e a raccogliere con fatica nel campo del sapere, ma mi sarei limitato, pigramente, a spigolare. “Se ‘a fatica fosse bona la ordinasse ‘o dottore” recita un adagio napoletano, ed io ad esso mi sono sempre uniformato, senza mai sobbarcarmi alle immani fatiche della vera ricerca, limitandomi a curiosare qua e là, come un semplice dilettante. La capacità, che mi riconosco, di ottimizzare il mio scarso patrimonio di conoscenze, mi aiuta a barcamenarmi senza troppa vergogna tra i sapienti e mi rende un modello di brillante conversatore da salotto intellettuale… nulla di più. Non è molto, quando si è ormai tristemente consapevoli che la linea del traguardo è assai più vicina di quella di partenza e non c’è più né il tempo né la forza per rimediare. Poco fa ho celebrato l’anniversario kantiano, avventurandomi persino nell’impervio sentiero del “Male radicale”, col fiato corto e la speranza che il mio interlocutore non mi precedesse con passo più svelto e sicuro, costringendomi a sedermi, senza più forze, sulla mia ignoranza. Ora me ne torno al mio posto, come la spigolatrice di Mercantini, per raccogliere qualche spiga della biografia di Kant e donarvela, forse con la presunzione, perdonatemi, di colui che si rivolge a chi, magari, ha già il moggio traboccante di grano. La puntualità di Kant è proverbiale. Era un metodico, un abitudinario, e la sua giornata era scandita da orari fissi. Quando, alle quindici e trenta in punto, usciva di casa per la sua passeggiata pomeridiana, i suoi concittadini guardavano l’orologio e se non segnava quell’ora lo rimettevano a posto. Kant segnava l’ora ufficiale di Königsberg. Prima che me lo rubassero, possedevo un Tissot e questo nome ha a che fare con Kant. Ma come? direte voi, ai suoi tempi la marca non esisteva ancora. Non temete, non sono incorso in un anacronismo e il Tissot cui mi riferisco non ha nulla a che fare con l’orologeria. Parlo, infatti, di Samuel-Auguste Tissot, il medico svizzero che, nel 1760, dette alle stampe un trattato dal titolo “L’Onanisme”, nel quale sono raccolte le più antiscientifiche teorie sui presunti danni fisici e psichici della masturbazione. Un trattato che fece scuola fino all’Età vittoriana e che Kant, considerando a sua volta la masturbazione attività malsana e immorale, riteneva attendibile. Anch’egli commise un errore, come l’ispettore Rock.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

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