Vladimir Jakovlevič Propp (San Pietroburgo, 29 aprile 1895 – Leningrado, 22 agosto 1970)

Basta leggere “Le radici storiche dei racconti di fate” di Vladimir Jakovlevič Propp, per capire l’importanza di questo genere letterario, che conserva e tramanda usi e credenze che risalgono agli albori della nostra civiltà. Un patrimonio che ci aiuta a scoprire da dove veniamo e chi siamo.

Per capire quanto le fiabe siano una cosa seria e importante, voglio ricordare un fatto che, all’epoca, parve a molti bizzarro e cioè il processo al lupo di Cappuccetto Rosso, celebrato a Venezia, nell’ottobre del 1984, con veri giudici e veri avvocati.

Roba da ridere, si direbbe, un gioco ozioso e puerile… e invece no. Sulle sorti del lupo, accusato di duplice omicidio, si confrontarono ben tre scuole di pensiero: quella cattolica, quella storica e quella antropologico-culturale.

Per i primi il lupo era colpevole e andava condannato, in quanto rappresentazione del male e corruttore di fanciulle. Per i secondi andava parimenti condannato, come omicida, considerando la fiaba come un riferimento a fatti storici documentati da fonti tedesche del tardo medioevo, che parlano di lupi divoratori di uomini. Per gli altri andava invece assolto, attribuendo alla fiaba il valore di testimonianza di antichi riti d’iniziazione, che prevedevano soltanto una morte simulata che rappresentava il passaggio dalla fanciullezza alla pubertà. Il fanciullo indossava le pelli dell’animale totemico, dal quale era simbolicamente divorato, e ne acquisiva le virtù di cacciatore.

Prevalse l’interpretazione di Propp e il lupo venne assolto per non aver commesso il fatto.

Cappuccetto rosso e il Lupo (Gustave Dore)

Federico Bernardini

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