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Prima di tentare un’analisi dei fatti di Milano e del loro contesto nazionale e internazionale, è opportuno, a scanso di equivoci, fare una premessa.

I Black bloc sono delinquenti comuni e in qualunque paese civile le forze dell’ordine dovrebbero avere l’ordine di individuarli e isolarli ancor prima che entrino in azione e, qualora la prevenzione non fosse sufficiente, di neutralizzarli con un adeguato uso della forza.

Appare inspiegabile il fatto che molto spesso, sia in Italia che in altri paesi occidentali, le forze dell’ordine li lascino agire quasi indisturbati e, altrettanto indisturbati, tornare ai loro covi, dispiegando invece la loro forza nei confronti di inermi manifestanti, come avvenne in modo estremo nel caso della “Macelleria messicana” (definizione del vicequestore aggiunto Michelangelo Fournier) di Genova.

Cerchiamo di capirlo e di spiegarlo, ponendoci innanzi tutto la domanda: “Cui prodest?”.

Alla luce delle reazioni della classe politica al potere… e di quella che un tempo veniva definita “La maggioranza silenziosa” sembrerebbe che l’odierna bravata dei Black bloc abbia reso i suoi buoni servigi proprio a loro. Individuati i cattivi, ci si concentra su di essi e si dà la stura al solito vacuo bla bla sulla necessità di sconfiggerli e magari di limitare la libertà di manifestare anche a coloro che lo fanno legittimamente e pacificamente, relegandoli, come qualcuno propone, in estreme periferie degradate, salvaguardando gli interessi dei proprietari delle automobili e delle vetrine di lusso.

Sbattere il mostro in prima pagina ha fatto sempre comodo ai “Buoni” che, catalizzando su di esso l’attenzione di un’opinione pubblica più attenta all’apparenza che alla sostanza delle cose, la distolgono dal rivolgerla al loro operato, venendo magari a scoprire che poi così buoni non sono.

Fermo restando, come ho premesso, che i Black bloc sono dei delinquenti e andrebbero neutralizzati, dobbiamo però riconoscere che, in fondo, si limitano a dar fuoco a qualche automobile e a sfondare qualche vetrina. Vi pare che questi siano i peggiori misfatti perpetrati in Italia, o negli altri paesi occidentali, e che i “Buoni” abbiano la coscienza pulita? Mi pare di no.

Fra i “Buoni”, su cui i cattivoni di turno si sono scagliati, tre illustri sponsor dell’Expo 2015: Coca-Cola, Mc Donald’s e Ferrero… vediamo quanto sono buoni.

La Coca-Cola Company, tanto per fare un esempio, ha dimostrato la sua bontà nel modo in cui ha gestito le controversie sindacali nella sua sede colombiana. I sindacalisti rompono, rivendicando migliori salari e migliori condizioni di lavoro? Ci pensano gli squadroni della morte… ovviamente la compagnia di Atlanta non ne sa nulla, basta dar loro una bella lezione, cucendo le palpebre di qualche operaio o ammazzandolo e tutto torna a posto.

La Mc Donald’s, imponendo le sue monocolture intensive e deforestando intere regioni del Terzo Mondo, per dare erba alle sue vacche, ha prodotto danni irreparabili all’ambiente, decimando la fauna locale e mettendo a repentaglio la sopravvivenza delle etnie che da quell’ambiente dipendono.

Al confronto, il signor Ferrero, che si limita ad affogare la sua Nutella nell’economico e pestifero olio di palma, ci appare come una mammola; al massimo darà un bel contributo alle case farmaceutiche che producono i farmaci per la cura delle malattie cardiovascolari, dell’aterosclerosi, del diabete e di alcuni tumori.

Robetta in confronto ai macchinoni e alle vetrine oltraggiati da quei cattivoni dei Black bloc non è vero?

Sono loro la vera minaccia per i popoli dell’Occidente e i politici, che stanno dalla parte dei “Buoni”, quando non ne sono addirittura i servi, continueranno a deprecarli e a combatterli come hanno fatto finora, affinché voi sappiate qual è la parte dei giusti. E per deprecarli, combatterli e additarli alla vostra esecrazione occorre, naturalmente, che continuino ad agire indisturbati… arrivederci alla prossima puntata.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

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