Pur essendo di formazione cattolica, non sono praticante e dunque dovrei usare la massima cautela nel giudicare l’operato del pontefice. In casa d’altri è bene entrare con il rispetto dovuto alle sue consuetudini… ho sempre detestato quei giocatori di curling che irrompono su un campo di badminton con la pretesa di cambiarne le regole.

Ma le novità, anche in campo dottrinale, che caratterizzano il pontificato di Francesco, non possono sfuggire all’attenzione di un osservatore e commentatore delle cose di questo mondo, pur col dovuto rispetto per quelle dell’altro.

E’ opinione diffusa tra i Cattolici conservatori, non dico tradizionalisti, che papa Francesco, otre a portare un po’ d’aria nuova nelle chiuse stanze vaticane e a dare maggior peso alla dimensione orizzontale della Chiesa, con una particolare attenzione rivolta ai piccoli e ai poveri peccatori, si sia avventurato spericolatamente in quella verticale, mettendo in discussione addirittura quelli che dovrebbero essere gli incrollabili principi dottrinali su cui la Chiesa si fonda.

L’impressione che se ne ricava è quella di una ricerca del consenso, allo scopo di riaggregare il gregge disperso e lusingare gli scettici, non a caso questo papa è assai gradito agli ambienti progressisti e politicamente corretti. Come dire che la Chiesa debba seguire le vie del secolo e non viceversa, come sempre è stato.

Quando il Vicario di Cristo, l’Infallibile in materia di fede e di dogma, afferma: “Chi sono io per giudicare?” o esorta alla rinuncia al proselitismo, cioè all’apostolato della Chiesa, non occorre essere nostalgici di san Pio V per sentir puzza di relativismo. Spingendoci oltre potremmo anche ricordare l’atteggiamento “morbido” di Francesco riguardo a fondamentali questioni morali, come l’indissolubilità del matrimonio o la pratica dell’aborto.

A tale proposito è notizia di questi giorni la decisione del papa di inviare nelle diocesi, in occasione del prossimo Giubileo, i “Missionari della misericordia”, col mandato di assolvere i responsabili di procurato aborto: non solo le madri che abbiano fatto tale scelta, ma anche i medici, gli operatori sanitari e chiunque altro, a vario titolo, abbia ad esso contribuito.
Se fossi maligno… e irrispettoso, potrei azzardare l’ipotesi che il recente colloquio con Emma Bonino, l’abortista ciclista, abbia avviato il pontefice sulla via della conversione.

E se la via fosse questa cos’altro potremmo aspettarci? Magari il ritorno alle bolle di componenda o qualche iniziativa promozionale che, in occasione del prossimo Giubileo, proponga un pecchi tre e paghi due.

Pensando al prossimo Giubileo mi è difficile, pur non essendo né maligno né irrispettoso, scacciare dalla mia mente l’immagine di petulanti promoter della “Nouvelle Église” che invitano il primo che passa, senza guardare per il sottile, alla mensa del Signore, come fanno i butta dentro delle trattorie di Trastevere.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

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