San Filippo Neri ritratto da Guido Reni

Di Ruggero Morghen A Tortona nel 1515 nasce Giovanni Stefano da Montemerlo, autore di un vocabolario in cui, sotto ogni voce, è raccolto un certo numero di locuzioni scelte da autori “approvati”, con l’aggiunta di locuzioni sinonime ed espressioni latine corrispondenti. A Firenze nascono invece San Filippo Neri (morirà a Roma ottantenne) e Girolamo Baccelli.
Tra le figure più eminenti della Riforma cattolica in Italia, fondatore della congregazione dell’Oratorio e degli stessi oratori quali luoghi di riunione e preghiera istituiti a Roma, san Filippo Neri lascia alcune lettere e sonetti, di cui uno petrarcheggiante. Medico e socio dell’Accademia fiorentina, Girolamo Baccelli lascia invece – oltre ad alcuni scritti minori – una volgarizzazione dell’Odissea in versi sciolti. Inizia anche una traduzione dell’Iliade, che però s’interrompe al canto VII.
Verso il 1515 muore Cristoforo Altissimo, poeta estemporaneo fiorentino che la sua arte aveva esercitato a Firenze e Venezia, con tanto successo da venir chiamato l’Altissimo. Proprio del 1515 è invece l’orazione funebre per Bartolomeo d’Alviano composta dal veneziano Andrea Navagero (1483-1529) su commissione della Repubblica veneta. Seguirà, nel 1521, quella per il doge Loredan.
Paganino de’ Paganini, tipografo ed editore nativo di Brescia, prosegue da solo l’attività intrapresa a Venezia nel 1483, dopo essersi staccato (nel 1487) dai soci Bernardino Benali e Giorgio Arrivabene. L’udinese Romolo Amaseo, umanista di chiara fama, insegna nello Studio di Padova, dove rimarrà fino al 1520 per poi passare nello Studio di Bologna e, quindi, alla Sapienza di Roma. Aulo Giano Parrasio, frattanto, insegna a Roma i classici latini, godendo della protezione di Leone X, mentre il senese Bernardino Ochino, teologo e filosofo riformato, appartiene ancora all’ordine dei Minori osservanti. Nel 1534 passerà infatti ai Cappuccini, divenendone vicario generale.
Cancelliere nella prima cancelleria fiorentina, Marcello Virgilio Adriani avvierà Machiavelli alla vita politica e agli studi classici. Discepolo di Poliziano e Landino, tradurrà (in latino) e commenterà il De materia medica di Dioscoride. Di lui rimangono inoltre lezioni accademiche, orazioni latine, frammenti di poesie latine e un copioso carteggio ufficiale.
Questo ed altro accadde nel 1515, giusto cinquecento anni fa.

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