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Michele Santoro, nella sua omelia laica, ci informa che, in fondo, siamo tutti Zingari.

Prima considerazione: credo che l’uso, da parte sua, del termine “Zingari” non susciterà l’indignazione dei politically correct, che si improvviseranno tutti filosofi del linguaggio o psicolinguisti per spiegarci come l’accezione da lui usata sia priva di qualunque connotazione negativa. Con Salvini le cose andarono diversamente. Secondo: dottor Santoro, la prego, parli per lei.

E’ quindi la volta della ineffabile conduttrice Giulia Innocenzi, che dà la stura a una serie di filmati che magnificano le unioni fra gay e il loro diritto ad avere figli attraverso madri “surrogate”… il termine non può non evocare il caffè di cicoria che si sorbiva per disperazione ai tempi delle inique sanzioni.

Uno di questi poveri figli, dopo essersi dichiarato soddisfatto di avere due papà e di non sentire affatto la mancanza di una mamma, aggiunge che non gli dispiacerebbe avere dei fratellini e che i suoi papà farebbero bene “a fare amicizia” con una donna per procurarglielo. Mi piacerebbe avere l’opinione di un neuropsichiatra infantile riguardo a queste esternazioni. Io mi limito a provare compassione.

Sorvolando sulla farsa dei matrimoni gay, non posso non esprimere la mia profonda indignazione per la pretesa contro ragione e contro natura di chi ritiene un diritto l’affidamento, attraverso qualsivoglia procedura, di un figlio a una coppia composta da individui dello stesso sesso. Per me non si discute e non in base a pregiudizi omofobici o a convinzioni religiose, ma solo, mi ripeto, in base alla ragione e alle leggi di natura.

Si tratta di semplici convenzioni culturali e sociali, ci dicono, i costumi si evolvono e il ventaglio dei diritti si allarga. Ma fino a che punto conviene che questo ventaglio di diritti, o presunti tali, si allarghi? Esiste un limite al di là del quale non sia concesso spingersi per non fare violenza all’intelligenza e alla natura umana?

Potrei spingermi oltre, ma non voglio, agitando lo spauracchio delle aberrazioni cui la mancanza di un limite intellettuale e naturale potrebbe condurre.

Sopravvissuto a Santoro e alla Innocenzi, ho poi rischiato di soccombere alla “Lectio Magistralis” della tuttologa Alba Parietti, ma soprattutto alle parole di Umberto Galimberti, la fotocopiatrice in veste di filosofo depositata su una cattedra.

Complimenti per la trasmissione!

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

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