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Di Michela Elettra Salvatore   Vi siete mai chiesti cosa pensa di noi un ragazzino di 11 anni? E come mai ci vedrà quando ci guarda con quei suoi occhietti indagatori e un po’ tristi?
Io lo faccio spesso e, tutte le volte che questo pensiero mi prende, corro allo specchio per guardarmi meglio, per capire se, dall’espressione del mio volto, possa trapelare davvero tutto ciò che ho dentro. Che scema, poi penso, non è quella maledetta ruga sulla fronte che può impressionare tuo figlio. No, non quella, ma quello che sei fuori: i tuoi gesti, le tue parole, le tue smorfie, le tue azioni, gli slanci di affetto, persino il tono della voce o una risata eccessiva. Tutto quello che sono e che per lui può essere d’esempio.
Già, l’esempio. Ma cos’è l’ “esempio” e come è cambiato nel tempo.
Be’, se io, donna-mamma di quasi 50 anni, penso all’esempio dei miei genitori, alla loro morigeratezza, alle loro rigide abitudini… corro alla finestra e mi suicido.
No, gli anni son passati, si è cambiati, ci si è “evoluti”, ammodernati…
Una volta, la mamma, col suo vestito strizzato in vita, ci aspettava alla porta, ci baciava e ci diceva che aveva preparato un arrosto di pollo che era una meraviglia.
Oggi, molto spesso, le mamme, con abitini più disinvolti e alla moda, mostrano alle figlie, tramite Facebook o WhatsApp, quanto era bello e colorato quell’apericena appena consumato con amiche festanti e sorridenti in quel famoso locale del centro.
E dell’evoluzione dei papà, ne vogliamo parlare? Il mio aveva, ed ha, un soprannome pesante, ingombrante: il “Saggio”. Io, figlia unica, son cresciuta con questo padre meraviglioso che, in tutta la sua vita, si è dedicato alla famiglia, al suo lavoro, ai suoi amici e ai suoi interessi, senza mai usare una parola, un gesto, un cenno che potesse urtare o ferire chicchessia. Inculcandomi, per quasi mezzo secolo, che l’onestà, la modestia, la serietà, la sobrietà e il rispetto per il prossimo dovevano essere caratteristiche imprescindibili nella vita di un essere umano. Oggi, leggo di papà che canzonano le proprie figliolette, insicure e incapaci di copiare all’esame, affinché “accendano il cellulare e facciano quello che, ormai, fanno tutti” e che è diventata la regola, la nuova regola: fottere il prossimo.
Oddio che confusione… ma dove sono, cosa scrivo e, soprattutto, per chi sto scrivendo? Ah, già, ma anch’io sono una moderna genitrice facebookiana, tecnologica e un po’ narcisa che saluta, augurando a questo e a quella buona domenica e tanta felicità…
E, quando anche mio figlio avrà il suo profilo Fb e mi leggerà, cosa penserà? Be’, per fortuna, ha solo 11 anni, e altri ancora dovranno passarne prima che possa farlo… L’ho scampata proprio bella!

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