immigrati

l’Italia sta affrontando il problema in modo caotico, a danno sia di quanti arrivano da noi con valide ragioni e buone intenzioni, sia della comunità nazionale, che comincia a manifestare un più che comprensibile senso di disagio, che a volte sfocia in aperta rivolta. Gli unici a guadagnarci sono i soliti delinquenti, pronti a lucrare su tutto dietro la nobile facciata dell’accoglienza.
Il problema, anche se a molti conviene farlo apparire complesso, è semplice. Come altri paesi, che non si sono lasciati cogliere alla sprovvista da questo vero e proprio tsunami umano, l’Italia dovrebbe esercitare il più severo controllo, dando asilo solo a chi dimostri di averne diritto e in numero compatibile con le nostre possibilità. Gli altri vanno respinti. Non possiamo permetterci, in presenza di una povertà dilagante, che in alcuni casi assume caratteri da Terzo Mondo, di distrarre risorse che andrebbero in primo luogo destinate ai cittadini italiani.
Le complicazioni, se mai, dipendono da altri fattori: la nostra posizione geografica, che ci rende un approdo naturale per i disperati della terra che fuggono dalla miseria e dalla guerra, e il cinismo degli altri paesi europei, che molto spesso non fanno la loro parte, trovando conveniente scaricare su di noi ogni responsabilità.
I problemi di ordine pubblico causati da questa marea umana sono già fuori controllo: un terzo degli ospiti delle patrie galere è costituito da extracomunitari e a ciò si aggiungono i problemi sanitari, con il diffondersi di patologie da noi scomparse o marginali. La gravità dell’emergenza è tale da averci costretto ad inventare una nuova branca dell’arte sanitaria, “La medicina delle migrazioni, delle patologie tropicali e della povertà”. Ben venga questa iniziativa, professor Aldo Morrone, la faranno santo prima ancora che ritorni alla casa del Padre, ma in Italia c’è gente che non ha più un’assistenza sanitaria decente e crepa in attesa di una risonanza magnetica rimandata alle calende greche.
Ma a ridimensionare il problema ci ha pensato l’autorevole Gad Lerner il quale, con la gravità di un profeta veterotestamentario, ci ammonisce che la scabbia è una cosetta da niente, l’ha presa anche lui, quand’era giovane e povero, e ciò non gli ha impedito di diventare un intelligentone dalla salute di ferro. Possiamo stare tranquilli anche riguardo al diffondersi del Treponema pallidum e del Mycobacterium tuberculosis, Maestro?
E cosa vogliamo dire, poi, a quanti si sono impoveriti sino al punto di perdere la casa, ridotti a vivere per strada e a mendicare un piatto caldo alla mensa della Caritas, mentre i nostri graditi ospiti, non di rado, si lamentano della sistemazione alberghiera, del vitto e dei servizi concessi loro a titolo gratuito?
A chi, non solo aprendo indiscriminatamente le porte a chiunque, ma addirittura favorendo e incentivando il fenomeno, ci espone, oltretutto, al rischio di una sorta di genocidio culturale, non dovrebbe essere consentito di amministrare la cosa pubblica, anzi non dovrebbe essere consentito neanche di amministrare un condominio.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

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