Ritratto di Angelo Anelli

Di Ruggero Morghen A Moliterno, Lucania, nasce nel 1815 Ferdinando Petruccelli della Gattina, una delle voci più vive e mordenti della vita politica e letteraria italiana del secondo Ottocento, tanto da essere paragonato all’Imbriani. Più che scrittore fu giornalista, efficace nel genere delle “cose viste” e di una storiografia giornalisticamente immediata.
A Sassuolo, dov’era nato nel 1746, muore invece Bartolomeo Benincasa. Ex gesuita, soldato e avventuriero, convisse per un certo periodo con la contessa Giustiniana de Winne a Venezia, dove per la maggior parte scrisse il romanzo Les Morlaques (Modena, 1788), stampato sotto il nome di lei. A Milano, durante gli anni della Cisalpina, Benincasa collaborò al Giornale italiano del Cuoco occupandosi inoltre di traduzioni di romanzi e drammi stranieri.
A Venezia, sempre nel 1815, muore Giambattista Armani (anche Armanni), che diede pubbliche accademie di poesia estemporanea ed ebbe vari incarichi nella città lagunare. Morte a Venezia anche per Giovanni Bertati (era nato a Martellago, Treviso, nel 1735), fecondissimo autore di libretti (ne scrisse una sessantina) succeduto al Da Ponte nell’incarico di poeta cesareo alla corte di Vienna (1790-94).
Nel 1815 appare inoltre un lunario satirico – Sciô Reginna – che rimarrà vivo fino al 1844. Ne è autore il genovese Martino Piaggio, poeta dialettale che usò spesso proprio lo pseudonimo “Reginna”, dal nome di una maschera del teatro popolare genovese. In Dalla beffa al disinganno il desenzanese Angelo Anelli (1761-1820) propone una caricatura del Monti e, forse, anche di Giordani e Acerbi. Avversario accanito dei romantici, Anelli si servì spesso dei libretti per satireggiare gli scrittori contemporanei. Ad Ancona, frattanto, vengono pubblicate postume le Poesie di Aurelio Bertola de’ Giorgi (Rimini, 1753-1798). Meritano un particolare ricordo La malinconia, che si conclude con l’esaltazione del Tasso, e La campagna, in cui il poeta si lagna di non aver ereditato la grazia di Tibullo.
Dopo il 1815 l’Accademia degli Ardenti di Viterbo, fondata nella prima metà del Cinquecento ed aperta a tutti purché non “analfabeti e viziosi”, assume un atteggiamento politico nettamente favorevole al governo pontificio. Sempre dopo questa data, durante un ritiro a Torriglia, sugli Euganei, il bassanese Giuseppe Barbieri compone i poemetti Bassano e I colli Euganei, di genere descrittivo.
La fama di letterato di Francesco Benedetti (1785-1821) è legata, più che all’opera lirica e alle prose letterarie e storiche, alle tragedie, in cui l’imitazione dell’Alfieri si alterna a quella di Maffei e Metastasio. Tra le sue tragedie più notevoli, è proprio del 1815 La congiura di Milano, composta da Benedetti su un tema già sceneggiato da Verri.
Questo ed altro accadde nel 1815, giusto duecento anni fa.

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