Carosino, fontane che danno vino

Di Michela Elettra Salvatore   Ah, che meraviglia l’estate! Tempo di sole, di mare, di amori, di spensieratezza… e di sagre. Sì, di sagre. I mesi estivi sono i più ricchi di feste popolari dove si balla, si beve e si mangia. Una volta, le sagre erano legate ai santi del posto, si svolgevano, per lo più, durante la festa patronale, “sacra”, sul “sagrato” della chiesa intitolata a quel santo, appunto. Col passar degli anni, tale abitudine si è persa, le sagre si sono moltiplicate, sono diventate più “laiche” e si sono trasformate in momenti di aggregazione, svago e festa… per la pancia. Questo, soprattutto, in quei piccoli paesi, in quei borghi in cui non sempre si ha la possibilità di svagarsi come si vorrebbe.
Dalle mie parti, in Irpinia, ad esempio, si festeggia, e si mangia, di tutto. Si passa dalla sagra del ciammaruchiello (lumachina), per la quale bisogna prima pregare il cielo affinché faccia venir giù un bell’acquazzone che permetta alle lumachine di uscire a spasso, a quella dei cicatielli (cavatelli); dalla sagra de lu mazzariello (pannocchia) a quella de li maccaruni e accio (pasta col sedano). Tutte tanto colorate, festose, luminose, semplici, appetitose e molto contadine.
E poi, poi, ci sono quelle più chic, meglio organizzate e più scenografiche. Un esempio è la sagra dell’uva in un piccolo paese in provincia di Benevento, dove, per settimane, i mastri carrai costruiscono grandi carri con personaggi e scene fatti interamente di chicchi d’uva. Carri che, poi, sfileranno per le vie del paese e che alla fine della manifestazione, fra un bicchiere e l’altro, verranno giudicati e premiati da coloro i quali saranno riusciti a rimanere sobri.
Qui, invece, nella zona in cui vivo, a due passi da Taranto, molta curiosità ha suscitato in me la “sagra della polpetta”. Perché mai, vi chiederete voi. Perché è una sagra che nulla ha a che fare con un santo, che non si festeggia sempre nello stesso periodo, e che è nient’altro se non una sorta di festicciola rionale sponsorizzata da una nota oreficeria del posto, e che si svolge proprio nei pressi del suddetto negozio. Mah…
Ma per tornare al buon bere, altra sagra molto carina e caratteristica è quella di un paesino in provincia di Taranto. Credo cada a fine agosto e, chi ci va, potrà godere di una vista e di un profumo magnifico. Anche in questo caso, la sagra è del vino e vi si può ammirare una splendida fontana dalla quale zampilla non acqua, no, ma…vino! Da rimanere affascinati e, per chi è astemio come me, anche intontiti dall’intenso profumo.
Bè, di sagre e festicciole tradizionali l’Italia, si sa, è piena. Io, però, ne ho scoperte di nuove. Sì, nuove e tecnologiche, che voi neanche immaginate. Le sagre virtuali di Facebook. Sissignori, non è una burla, ma una realtà. Una realtà virtuale. E ce ne sono di svariati tipi.
C’è, ad esempio, la “sagra del like”. È una delle più carine e delle più apprezzate. Accade che, proprio in questo periodo, signore e signorine, signori e signorini, siano più propensi a fare foto e fotine e, così, il vecchio “Signora, permette un ballo?” si trasforma in “Signora, permette un like?”, proprio a corredo della bella immagine appena proposta.
E, poi, ancora, la sagra del “bravo, bis , come te nessuno mai”, fino ad arrivare, come sempre accade, alla “sagra dell’insulto”. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti.
…Ah, ma davvero che bella che è l’estate: caldo, canicola, afa, ma sempre tanto divertimento e spensieratezza, reale e virtuale.
Venghino siori, venghino, la scelta è varia e le attrazioni pure!

XXX Festa dell’Uva di Solopaca, Carro allegorico

Le illustrazioni sono tratte da Google immagini

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