images

Di Michela Elettra Salvatore Oggi, ognuno vive come può.
Eh già, hai scoperto l’acqua calda, direte voi. No, era solo una riflessione scaturita dall’osservazione di ciò che mi gira intorno. Provate a farla anche voi.
La stragrande maggioranza delle persone vive e fa ciò che può, pochi campano come, più o meno, vorrebbero e una minoranza risicatissima riesce davvero a realizzare tutti i propri desideri.
E chi è che mette in piazza, si vanta, espone i propri “traguardi”? La maggioranza, gli appartenenti al primo gruppo. E lì è tutto un mostrare, un esibire, un evidenziare. Avete mai visto un riccone, ma di quelli veri, vantarsi di aver fatto il giro del mondo con lo yacht? Io no.
Ricordo che, da bambina, ero amica della figlia dell’uomo più in vista del mio paese. Era un industriale, ricchissimo, potente e… “normalissimo”. Chissà perché, nella mia fantasia di bambina, figlia di gente semplice, immaginavo che quelle persone potessero fare cose fiabesche e invece mi stupivo quando, sì, vestivano meglio di me, avevano automobili più belle della mia, facevano vacanze più lunghe di quella che facevo io, ma lo facevano in modo del tutto naturale, normale, discreto.
Oggi no, vedo persone come me, che fanno “cos ‘e pazz!”: racconti straordinari, avventure strabilianti, foto sensazionali. E poi… poi chissà. Più l’evento è, a loro dire, straordinario, più io rimango dubbiosa, perplessa.
Il fatto è che io faccio parte di un altro gruppo, per fortuna, altrettanto numeroso: quelli che vivono in silenzio. Anche io ho, avrei mille sogni, desideri, fantasie, ma, pur tenendoli sempre in un cassetto chiuso ma non sigillato, cerco di vivere ciò che ho, di godere di quel poco che posso permettermi, acchiappando tutto quello che la vita mi offre. E, oserei dire, non solo di positivo, ma anche di negativo. Sì, di negativo. Vi racconto una cosa che mi ha fatto riflettere molto. Qualche mese fa, non sono stata bene, ho dovuto subire un intervento chirurgico, proprio nella settimana in cui cadeva il compleanno del mio anziano padre. Di comune accordo, abbiamo deciso di festeggiare dopo le mie dimissioni dall’ ospedale. Bè, è stato il più bel compleanno della mia vita, una delle poche volte in cui mi sono sentita ricca, felice, soddisfatta. E ho sorriso, sorriso, sorriso, alla vita, alla mia vittoria e a quella di mio padre e dei suoi 86 anni.

Annunci