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La notizia è ufficiale, su Rai 3, all’inizio della prossima stagione televisiva, assisteremo alla macabra riesumazione. E a chi, se non a Fabio Fazio, pontefice massimo della banalità eretta a sistema di pensiero, poteva essere affidato il triste compito?
Ahi ahi ahi, Signori, una notizia che non avremmo mai voluto ricevere e ci cade pesantemente sull’uccello, memori di quell’ignobile spettacolo da baraccone che dal 1970 al 1974 Mike Barnum mise in scena su Rai 2, dando in pasto al grosso pubblico una serie di fenomeni, da quelli che avevano mandato a memoria l’orario ferroviario a quelli che conoscevano il numero esatto dei peti emessi quotidianamente dagli imperatori romani, da Costantino a Teodosio.
Un programma, il “Rischiatutto”, che ebbe un padre nobile in “Lascia o raddoppia?” in tempi in cui la Rai muoveva i suoi primi passi, animata da lodevoli intenti formativi e informativi, ma avendo già in sé il germe della sua autodistruzione.
Mike si era formato negli Stati Uniti, dove la radio prima e la televisione poi, si erano imposti come il più formidabile strumento pubblicitario e i programmi di grande successo, scientificamente studiati per raccogliere intorno all’apparecchio radiofonico o televisivo una massa amorfa di ascoltatori e di spettatori di scarsa cultura e del tutto privi di senso critico, avevano come scopo principale quello di indurre al consumo dei prodotti commerciali delle aziende che li sponsorizzavano.
Non è un caso che sia “Lascia o raddoppia?” sia “Rischiatutto” fossero dei format statunitensi; Mike conosceva bene i suoi polli e sapeva che quel genere di spettacolo poteva essere importato con successo, anche se la Rai, all’epoca, non aveva ancora il carattere commerciale che avrebbe progressivamente assunto negli anni seguenti.
I programmi andavano in onda in prima serata, subito dopo “Carosello”, e le famigliole italiane, prima di godersi lo spettacolo del vacuo nozionismo spacciato per cultura, si sottoponevano con entusiasmo al propedeutico lavaggio del cervello pubblicitario.
Riproporre oggi un programma come “Rischiatutto” rappresenta la triste rinuncia della Rai a qualunque velleità formativa e informativa, un insulto alla cultura e all’intelligenza cui si sostituisce la glorificazione mediatica del più squallido e vacuo nozionismo.
“E’ un pozzo di scienza!” sentiremo ancora dire a commento della risposta dell’eroe televisivo di turno, che ci rivelerà come Napoleone, durante la battaglia di Waterloo, avesse esattamente tre piattole sotto le ascelle e due sull’inguine.
Che tempismo, Signori! I dirigenti della Rai e i loro referenti politici devono essersi accorti del pericolo mortale rappresentato dal diffondersi dei nuovi mezzi di comunicazione, che non sono frequentati solo da imbecilli, come parrebbe affermare Umberto Eco, ma da gente che sente impellente l’esigenza di formarsi un’opinione personale non condizionata dai tradizionali strumenti di distrazione di massa e di evolversi culturalmente.
Una tendenza che va stroncata sul nascere, per evitare che una massa amorfa e malleabile si trasformi in individui pensanti e capaci di scegliere, sia al supermercato che alle urne.
Il calcio e Sanremo non bastano più per tenere depressa l’opinione pubblica, mentre lor signori continuano indisturbati a spolpare la magra carcassa di un paese ormai putrefatto. Occorreva una dose massiccia di sottocultura per togliere definitivamente agli iloti ogni velleità di riscatto.
“Fiato alle trombe, Turchetti!”… o chi per lui.

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Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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