DAnnunzio-soldato

Gabriele D’annunzio sodato, coi gradi di tenente colonnello.

Di Ruggero Morghen La trentina Luisa Zeni, memorialista di Arco con alcuni volumi al suo attivo, consegue nel 1915 l’attestato di idoneità alla Scuola delle Infermiere volontarie della Croce Rossa. Chiederà e otterrà di prestar servizio negli ospedali di guerra, venendo subito assunta nell’ospedale territoriale n. 5 di Milano.
La Zeni è anche eroina di guerra: quella “guerra contro l’Austria-Ungheria che – per ripetere le parole di Armando Diaz -, sotto l’alta guida di S.M. il Re Duce Supremo, l’Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915” con il proclama di Vittorio Emanuele II – “L’ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata” -, mentre, dal canto suo, l’imperatore Francesco Giuseppe sprezzantemente rilevava che “dalle macchie della Sardegna, dalle caverne degli Abruzzi, dai vicoli di Chiaia e Mergellina esce fuori un esercito di famosi briganti e suonatori di violino”. Il 18 agosto – ricorda ancora Luisa Zeni (Briciole, 1926), Anna Eller, “seccata dalla clamorosa dimostrazione per il natalizio del Tiranno, in un impeto di santissimo sdegno, pronunzia parole roventi di rampogna contro l’oppressore coronato”.
I giudizi su Giovanni Giolitti – ingenerosi secondo Franco Della Peruta (“non tenevano conto dei progressi che il paese stava compiendo”) – culminano frattanto nella celebre invettiva di Gabriele d’Annunzio contro il “mestatore di Dronero”, il “vecchio boia labbrone” da punire “col bastone e col ceffone, con la pedata e col pugno”.
A proposito del Vate, sempre nel 1915 esce Il Subliminale nell’opera di d’Annunzio di Antonio Bruers. Costui ci ha lasciato – come ricorda Paolo Orvieto – vari saggi sul Comandante, nel tentativo di dare un sottofondo spirituale, mistico se non addirittura cristiano al paganesimo di d’Annunzio. Quasi che dalle ceneri di quel panteismo pagano stesse per generarsi un nuovo Amore divino. Saggi interessanti, anche per le timide anticipazioni di letture psicanalitiche”. Come, appunto, nel Subliminale.
Ancora un abruzzese, Antonino Foschini (Penne, 1898-1948), dirige la rivista Il Fuoco: rassegna d’arte e di pensiero, da lui fondata nel 1914 e che già nel 1915 cessa di venir pubblicata. Tra gli autori vociani il ligure Giovanni Boine (1887-1917), critico battagliero, è però soprattutto ricordato per i suoi esperimenti di poemi in prosa: testi che, sulla scorta dei modelli francesi – da Baudelaire a Rimbaud – tendono ad esprimere sentimenti lirici in frasi brevi ed intense, prosastiche ma scandite da una forte ritmicità. Il suo Frantumi, emblematico in tal senso, è proprio del 1915.
D’Antona, Gentile (in “Critica”) e Bernardy (in “Archivio storico italiano”) si occupano frattanto di Scipione Piàttoli (1749-1809), abate degli Scolopi la cui figura è stata notoriamente adombrata nell’abate Mario di Guerra e pace.
Inoltre nel ’15 nasce a Livorno Elio Toaff, che Andrea Riccardi su Avvenire ricorderà come “un grande maestro ebraico e un grande italiano” che “con il suo carisma ha reso l’ebraismo una componente di spicco nella vita nazionale, che ignorava gli ebrei (anche il cattolicesimo non aveva grande interesse per loro), mostrando come la diversità ebraica sia una ricchezza dell’identità italiana”. Suo padre, il rabbino Alfredo Toaff, era stato allievo di Pascoli e del noto rabbino livornese Benamozegh.
Questo ed altro accadde nel 1915, giusto cent’anni fa.

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