Roma, 13 agosto 2014, ore 19.48.

Mi accingo ad entrare in un supermercato che, nel rispetto della licenza commerciale, deve restare aperto sino alle ore 20. Devo comprare solo alcune bottiglie d’acqua, due minuti di tempo, prendendomela comoda.
Mi si para dinnanzi un essere, che solo un osservatore disattento avrebbe potuto ascrivere alla razza umana, il quale mi apostrofa con le parole: “Lei non può entrare, il supermercato è chiuso”.
“Il supermercato chiude per legge alle 20 ed io devo comprare solo due bottiglie d’acqua per mia madre novantaduenne e malata” Gli rispondo con calma.
“Io chiudo quando mi pare” risponde l’umanoide.
A quel punto comincio a urlare… e quando alzo la voce per difendere un mio inviolabile diritto io non sono carino. Gli urlo che non ho alcuna intenzione di imporgli un indebito prolungamento dell’orario di apertura, lo minaccio di telefonare al 113 e faccio infine notare all’umanoide che può mangiare grazie a me e a quelli come me.
Essendo quasi sempre gli umanoidi arroganti anche vigliacchi, non solo non reagisce, ma con tono mellifluo mi invita a entrare e a sorridere.
“Io sorrido a chi mi pare se e quando mi pare e certamente non a lei. A comando sorridono i buffoni” gli rispondo.
Esco con la mia acqua nel momento in cui un altro avventore, evidentemente suo compagno di merende, entra nel locale, accolto con un largo sorriso.
Questa è l’Italia, il paese dei privilegi e non dei diritti. Un paese popolato in gran parte da umanoidi, dalle fogne agli attici. Un paese dove sono costretti a vivere anche milioni di persone per bene, che in genere non contano un cazzo e forse dovrebbero decidersi ad alzare la voce… e non solo quella.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

Annunci