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Diego Angeli

Di Ruggero Morghen A Parma nel 1915 muore Edoardo Alvisi (era nato a Castel San Pietro nel 1850), cofondatore del periodico letterario Pagine sparse. Nel 1890 era stato chiamato a riordinare la biblioteca “Vittorio Emanuele” di Roma; successivamente fu bibliotecario a Napoli, Cremona, alla Casanatense di Roma e alla Palatina di Parma. Collaborò, inoltre, al Catalogo dei manoscritti italiani della Biblioteca nazionale di cui compilò, quasi per intero, il primo volume.
A Milano esce Il crepuscolo degli dei di Diego Angeli. Come ne L’orda d’oro e in Centocelle – altri romanzi dello scrittore toscano – vi è palese l’influenza di Gabriele d’Annunzio, in particolare da Il piacere. Influenza, del resto, riscontrabile già dai titoli dei suoi due volumi di versi: La città di vita (1896) e L’oratorio d’amore (1904). Angeli pubblica nel 1915 anche due saggi: “La Francia va in guerra” e “A Parigi durante la guerra”, entrambi pubblicati a Milano. Intanto Antonio Aniante (pseudonimo di Antonio Rapisarda), nato a Viagrande, Catania, pubblica a soli 15 anni il suo primo lavoro. È un’opera di narrativa, esce nella natìa Catania e s’intitola Costellazioni.
Cipriano Giachetti scrive nel 1915 per Noi e il mondo, rivista mensile de La Tribuna di Roma, un breve contributo intitolato significativamente Il Trentino nostro, mentre ne La Voce del 14 novembre appare una lirica di Guillaume Apollinaire: À l’Italie. Ne La pittura milanese di età neoclassica Nicodemi si occupa di Andrea Appiani (1754-1817), rappresentante tra i maggiori di quel neoclassicismo delle belle arti che tanto influì sul contemporaneo neoclassicismo letterario. Appiani accolse e applicò le idee di Lessing e Winckelmann sull’arte pittorica, studiando nel corso d’un soggiorno romano la loro applicazione nelle tele di Mengs.
Ecco anche due opere di Camillo Antona Traversi Grismondi (1857-1934), tratte dalla sua vastissima produzione per il teatro: Strozzini e Stabat mater, entrambe pubblicate a Palermo. Antona Traversi fu tra i primi ad accettare i moduli del teatro verista proposti da Verga e Capuana, rappresentando nella sua vita esteriore la piccola borghesia a lui contemporanea. “In Studi di critica e storia dedicati a P.C. Falletti” e pubblicati a Bologna, appaiono frattanto le Notizie biografiche su Cesare Arici redatte da Ines Noventa.
A Caltanissetta nasce Rosario Assunto, profondamente interessato ai problemi di estetica, disciplina che insegnò anche nelle università di Roma ed Urbino. Nel 1915 nasce anche padre Alfonso Santorum, sacerdote marianista dal grande naso che si definiva “il cacciatore di anime”: termine che – c’è da giurarlo – non sarebbe piaciuto a Papa Francesco, fiero avversario del proselitismo e, probabilmente, anche della caccia. Arcense come Luisa Zeni, la legionaria trentina che fu con d’Annunzio a Fiume, era (altri tempi!) attaccato alla tonaca e consacrato a Maria, che vedeva come il modello della risposta alla vocazione. Nei raduni d’agosto, alludendo a lei, cantava: “Parlami d’amore, Mariù”. E, da vecchio e malato, fischiettava “Volare”. I ciellini li chiamava ironicamente “cattolici impopolari”. Reclutatore per il nord della sua congregazione (altra parola oggi non amata, “reclutatore”), “aveva un ardore e un dinamismo comunicativi – recita una testimonianza –, che invitavano a mettersi in cammino”. Dopo il Concilio aggiornò i metodi di orientamento vocazionale introducendo anche i test psicoattitudinali. Passava come una meteora ma la sua presenza, poi, aleggiava per giorni. A volte s’annunciava con una litania singolare. “Santa Rosa – diceva già salendo le scale -, feme sposa. Sant’Ernesto, che el vegna presto. San Gabriele, meio ancor se el gà piene le scarselle”. Poi si fermava in quella casa a mangiare la polenta.
Questo ed altro accadde nel 1915, giusto cent’anni fa.

Illustrazione tratta da Google immagini

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