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Vi siete accorti di quanto siano violenti certi animalisti? A volte ho l’impressione di trovarmi di fronte a dei pazzi furiosi.

Non di rado, anche sulle bacheche di alcuni amici di Facebook, che considero persone intelligenti, colte, civili e rispettabilissime, mi imbatto in post talmente raccapriccianti da far apparire, al confronto, uno spettacolo da Grand Guignol come una rivista di Wanda Osiris o il Tito Andronico di Shakespeare come un’operetta viennese.

Io ho un grande rispetto per gli animali e sono il primo a indignarmi di fronte agli atti di violenza nei loro confronti, mostrati su Facebook con una frequenza superiore a quella degli aforismi di Osho o di Paulo Coelho. Ma ho anche il senso della misura, oltre ad aver ben chiara la differenza fra un essere umano, per quanto esecrabile, e un animale.

Parlando di signore in pelliccia, mi è capitato di leggere frasi del tipo: “Sei una puttana, meriteresti di fare la stessa fine e di essere scuoiata viva”; di elefanti abbattuti da un cacciatore: “Ti infilerei una zanna su per il buco del culo… lentamente” (è soprattutto il lentamente, secondo me, a fare la differenza fra una persona giustamente indignata e un sadico).

Potrei citare molti altri esempi, ma credo che quelli proposti siano più che sufficienti a farsi un’idea chiara della deriva violenta e sadica che coinvolge una certa parte dell’ambiente animalista.

Ciò che mi meraviglia, ma non più di tanto, essendo ben consapevole delle aberrazioni cui possa condurre una mentalità buonista, politicamente corretta e modaiola, è che questi soggetti, in genere, non vengano considerati socialmente pericolosi ed anzi siano tranquillamente tollerati senza suscitare scandalo ma, al massimo, una reazione tra l’ironico e il cinico, accompagnata magari da un sorrisetto o da una strizzatina d’occhio.

Io, invece, mi indigno e non solo perché ritenga spropositato proporre il linciaggio o altre forme di giustizia sommaria nei confronti di chi maltratta o uccide senza motivo un animale , ma anche perché, semplicemente, ritengo primitivo e incivile, sempre e comunque, anche nel caso in cui le vittime siano esseri umani, auspicare per i colpevoli punizioni degne dell’Editto di Rotari o della Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.

Più di una volta, alle mie rimostranze, certi animalisti hanno risposto con improperi e minacce, accusandomi di non avere rispetto nei confronti degli animali o addirittura rinfacciandomi di appartenere alla stessa risma di quanti li torturano o li uccidono.

Non di rado si tratta delle stesse persone, buoniste, politicamente corrette e modaiole che sentiamo berciare, con irragionevole incoerenza, alle manifestazioni contro la tortura e la pena di morte o vomitano veleno contro la “Chiesa criminale” responsabile di roghi e persecuzioni.

Cari signori, se io vi proponessi di tagliare le palle a uno stupratore e di ficcargliele in bocca o di sodomizzare con un palo telegrafico una donna responsabile di omicidio, cosa mi direste? Se foste d’accordo apprezzerei la vostra coerenza e vi metterei nel mucchio di quelli che, se li avessi, non farei giocare coi miei bambini e se invece, come è molto probabile, inorridiste per la mia disumana crudeltà, mi dimostrereste di dare più importanza alla vita di un gatto che a quella di un uomo e di considerare il “gatticidio” più grave e meritevole di maggiori sanzioni rispetto a un omicidio.

Non potrei rispondervi se non con un sonoro pernacchio, per poi voltarvi definitivamente le spalle.

Federico Bernardini

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