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La chiesa parrocchiale di Međugorje

Da tempo si vocifera che il papa finirà per sconfessare con un documento ufficiale le presunte apparizioni mariane di Međugorje, dopo essersi già espresso in varie occasioni in termini assai duri nei confronti dei cosiddetti veggenti.

Se ciò avvenisse non vi sarebbe nulla di straordinario e soprattutto nulla di nuovo, dal momento che l’elenco delle false rivelazioni mariane condannate dalla Chiesa è lunghissimo.

Fra i tanti, il caso più clamoroso è quello di Nostra Signora di La Salette, che Il 19 settembre 1846 sarebbe apparsa, tanto per cambiare, a due umili pastorelli. L’apparizione venne ufficialmente approvata nel 1851, regnante Pio IX, che in Curia in molti dileggiavano, definendolo credente come una monaca, ma venne successivamente condannata dal Sant’Uffizio, con “Decr. 9 maii 1923”, regnante Pio XI ed inserita nell’Index Librorum Prohibitorum.

Panorama_LaSalette

Il santuario di Nostra Signora di La Salette

Di tale condanna la voce di Wikipedia dedicata alla Salette non fa il minimo cenno, inducendo i suoi sprovveduti lettori a credere in una sorta di prova generale di Lourdes dotata di tutti i crismi.

Questa enciclopedia virtuale ad usum Delphini, che per molti rappresenta una delle principali, quando non l’unica fonte di documentazione in rete, risulta in questo, come in altri casi, fallace e fuorviante ed è assai singolare il fatto che, essendo le sue voci soggette alla continua osservazione e revisione da parte della vastissima comunità dei suoi redattori, nessuno abbia ancora provveduto ad aggiornare quella, non marginale, su la Salette.

Attenti, dunque, non solo ai falsi veggenti, a patto che ve ne siano o ve ne siano mai stati di veri, che speculano sulla credulità popolare con intenti truffaldini, ma anche a quell’immenso e caotico magazzino di informazioni che è Wikipedia. Può anche essere utile ma, come avviene quando si entra in qualunque magazzino, occorre avere la capacità di scegliere, per non correre il rischio di acquistare merce difettosa o avariata.

Federico Bernardini

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