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Di Michela Elettra Salvatore Il mio bisnonno, Carmelo M. (metto il cognome puntato per non apparire troppo presuntuosa), fu un generale, comandante di fanteria durante la Grande Guerra, pluridecorato, grande uomo, grande militare, eccellente stratega, famoso politico. Si distinse in numerose battaglie ottenendo svariate medaglie al valor militare. Ci ha lasciato vari scritti, alcuni di carattere “strategico”, altri di carattere personale.

No! Tutto falso.

Il mio bisnonno era un umile giovane, nato alla fine del 1800, analfabeta, contadino, grande lavoratore, che si era sposato presto e che presto era diventato padre di una bimba: mia nonna.
Nel 1917, fu, all’improvviso, chiamato alle armi. Triste il racconto di mia nonna sull’arrivo di quella lettera. Chi si ricordava di loro e perché?
Per tutta la vita, ha ripetuto, sempre con la stessa emozione, lo stesso sentimento e gli occhi lucidi di pianto, il momento della partenza del padre.
“Avevo due anni, ero piccola, minuta. Mio padre mi prese in braccio, mi strinse forte, poi mi pose sul tavolo e mi disse: -Figlia mia, devo partire, la patria mi chiama. Io e te, forse, non ci rivedremo mai più, ma ricorda che ti ho amato più di ogni altra cosa al mondo. Spero che anche tu non dimenticherai mai tuo padre, così come io ti porterò sempre nel mio cuore-“.
E così fu. Il mio bisnonno partì e nessuno, mai, seppe più nulla di lui. Una nuova lettera, fredda e breve, annunciò, molti anni dopo, che Carmelo M. risultava disperso.
Nonna non riuscì mai ad avere notizie, nulla. Di suo padre le rimase solo una vecchia foto ingiallita sulla quale ha pianto e sperato per anni e che, solo dopo molto tempo, quando, ormai, la speranza era svanita, fece incorniciare ed appendere nella sua camera da letto. Per una vita è stata etichettata come “figlia di morto in guerra”, definizione che lei ha sempre rifiutato, quasi fosse un marchio infamante. Non ne ho mai compreso il perché.
Ecco, questo è stato il mio bisnonno Carmelo. Non un uomo importante, non uno di quei grandi italiani passati alla storia e annoverati nelle enciclopedie famose. Fu solo uno di quei tanti poveri ragazzi italiani morti per la patria, quando la Patria aveva valore, al quale, tra qualche giorno, porterò un fiore che deporrò lì, davanti a quella foto incorniciata nella camera da letto di mia nonna.

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