cerchiobittismo

Qualcuno mi accusa di cerchiobottismo, riferendosi alla mia propensione ad affrontare qualunque problema con spirito critico, rifuggendo da atteggiamenti preconcetti, che finiscono quasi sempre per degenerare in conflitto e in sopraffazione.

Un’accusa ingiustificata e offensiva, perché cerchiobottista è sinonimo di paraculo e identifica gli omiciattoli privi di idee o troppo vili per manifestarle apertamente, col rischio di scontentare qualcuno e di incorrere nel suo biasimo.

Io ho le mie idee, e cerco sempre di esprimerle in forma civile e rispettosa di quelle altrui… a patto che siano rispettabili, senza mai ricorrere all’aggressività verbale e all’insulto, cosa che sui social come nella cosiddetta “vita reale”, con mio gran disappunto, avviene assai di frequente. Ho persino i miei “dogmi”, perché credo che senza principi oggettivi “a priori” non si possa fondare alcuna morale o alcun sistema di pensiero coerente, condannandosi a un disperante nichilismo esistenzialista o crogiolandosi in un aristocratico ed estetizzante “cupio dissolvi”.

Mi rincresce che qualcuno abbia potuto cadere in un così clamoroso equivoco, accusandomi di quella meschinità che a mio modo di vedere è uno dei peggiori vizi da cui dipendono alcune delle peggiori sciagure, ed esprimo la mia più profonda riprovazione nei confronti di chi divide ogni argomento con l’accetta, piegandolo semplicisticamente alla sua comodità e alla sua convenienza e negando l’evidenza della complessità o della contraddittorietà che spesso caratterizza i fenomeni.

Non dobbiamo dimenticare che quasi mai le ragioni o i torti stanno totalmente da una parte o dall’altra, ma vanno ricercati, compresi ed equamente riconosciuti a ciascuna. Questo non è cerchiobottismo, ma semplicemente esercizio di quello spirito critico la cui assenza può generare solo confusione o mostri.

Lo conferma la gazzarra di oggi, di fronte alla tragedia che ha colpito la Francia e tutto l’Occidente. Al rispetto per i morti e alla riflessione sull’accaduto, alla ricerca delle sue ragioni palesi ed occulte, si sovrappongono da un canto gli”Armiamoci e partite” dei novelli Crociati, che proclamano la presunta verginità violata dell’Occidente, e dall’altro le farneticazioni dei complottisti che non vedono un nemico reale, ma solo uno spauracchio agitato di fronte ai nostri occhi per terrorizzarci e indurci ad accettare supinamente la volontà liberticida degli incappucciati. Follia, in entrambi i casi.

Se è vero che la Francia e il resto dell’Occidente abbiano tremende responsabilità storiche, da ricercarsi nel loro passato coloniale, nella loro attuale politica neocolonialista e nei dissennati interventi militari degli ultimi anni, fulgido esempio di un autolesionismo e di una cecità sia strategica che tattica che hanno acceso e non soffocato, anche a causa dell’obliquo operato dei servizi, i focolai di guerra e di terrorismo, è altrettanto vero che un pericolo reale e mortale esista ed è rappresentato dalla guerra santa scatenata dall’Islam contro l’Occidente. Un Occidente che rischia di fare la fine dell’apprendista stregone, perché la situazione ci sfugge ormai di mano e una guerra da anni strisciante rischia di trasformarsi in una terza guerra mondiale conclamata dall’esito tutt’altro che scontato.

Di fronte a questi tragici eventi e alla faccia di chi mi dà del cerchiobottista affermo, senza reticenza, che io sto dalla parte dell’Occidente, un Occidente marcio, corresponsabile della sua dissoluzione e del caos che minaccia di travolgerlo, ma nel quale affondano le radici della mia identità e dal quale mi aspetto, benché senza molte speranze, che di fronte a questa prova possa ritrovare almeno una scintilla di quelle che furono la sua dignità e la sua grandezza.

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

Annunci