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Carlo Collodi (Firenze, 24 novembre 1826 – Firenze, 26 ottobre 1890)

“Il Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile.” (Elémire Zolla)

Pinocchio, il burattino più famoso del mondo, ha in realtà la struttura della marionetta; non è infatti come uno di quei pupazzi che vengono calzati a mo’ di un guanto e mossi dal basso, ma come quelli che vengono mossi dall’alto per mezzo di fili. Strano che uno scrittore toscano sia incorso in un simile errore.

Il suo, secondo alcuni esegeti, dev’essere considerato un percorso iniziatico, al termine del quale da “burattino”, fatto di materia inerte, prenderà vita: “Com’ero buffo, quand’ero un burattino! e come ora son contento di essere diventato un ragazzino per bene!”

“Un ragazzino per bene”, già! Non più il burattino anarchico che trasgredisce e irride le regole della morale borghese, ma un modello di buon cittadino, rispettoso dell’autorità familiare e sociale, di cui dev’esser sempre pronto ad eseguire gli ordini e in difesa delle quali, all’occorrenza, non esiterà a immolarsi.

E’ questo, in verità, il burattino, che baratta la sua libertà e si fa manovrare in cambio di un ruolo sociale rispettabile, e la mia simpatia, in odio a tutti i grilli parlanti e le fate turchine, va al Pinocchio irriverente, libero e anarchico e non a quella sorta di stucchevole Enrico Bottini ante litteram in cui tristemente si trasforma al termine del suo percorso iniziatico, vero o presunto che sia… lungi da me l’idea di andarmi a impegolare nei labirinti interpretativi dell’opera collodiana.

pinocchio

Federico Bernardini

Illustrazioni tratte da Google immagini

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