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Di Sonia Maioli Ho detto a un amico che mi chiedeva cosa stessi facendo: “Sono affogata nei ricordi”.

Sperando di ritrovare la scatola con le mie foto migliori, sono incappata in pezzi di vita.

Alcune delle foto incorniciate erano esposte su uno scaffale della mia casa, l’unica veramente mia, ricompaiono la mia canina, i miei capelli, una antica vacanza, molti quaderni e gli inutili “pensierini” che la gente fa per ricordare una ricorrenza.

Allora trovo una orrenda cornice argentata e riccioluta, vuota; un similombrellino in similargento che ospita, in appositi buchi, ben sei minuscole spade per infilzare similolive (tenne a spiegarmi chi aveva pensato di farmi questo similregalo); un porta-non-so-cosa di vetro blu, grande come una noce, con tappo contenente preziosa goccia del solito vetro, il suo interno metallico impedisce l’uso come porta pillole, non è igienico mettere farmaci in tal contenitore; riproduzione della porta di Brandeburgo in marmo e metallo, fedele e pesante riproduzione in micro scala; altre cianfrusaglie e molti quaderni.

Lo so, non avrei dovuto aprirli, ma cerco ancora alcune cose che vorrei tanto rileggere.

Non mi sorprende quello che leggo, sono considerazioni, racconti di emotività, di sentimenti, di amore.

Mi domando per quale degli amori abortiti, falliti e sicuramente finiti, siano state sprecate tante parole.

Mancano risposte dei o del destinatario, segno che non sono mai state recapitate al presunto interessato.

Considero l’immutabilità del punto di vista, della sofferenza, dei risentimenti che non cambiano negli anni, ben sei o sette. Forse non sono ancora cambiati.
Solo le fiabe, scritte per i figli di alcuni amici, restano gradevoli e sempre apprezzabili.

Minaccio di pubblicarle, sarò implacabile.

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