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Di Sonia Maioli   L’ho detto spesso, un’immagine porta con sé le parole che la possono descrivere, oggi, quella della bici della levatrice ha portato riflessioni, ricordi e notizie.

La Maestra Ostetrica ci chiese perché avevamo scelto di fare quella scuola.

Varie furono le risposte. Alcune le ricordo bene, le più suggestive. Mi piace stare con i bambini piccoli. Ci sono i nidi, le scuole materne, le elementari, i negozi (moltissimi) che vendono articoli per la prima infanzia, chissà se non sarebbero state opzioni migliori?

Oppure: mi affascina il mondo della nascita. Bene, Internet ha molto da proporre sull’argomento.

Io so perché e quando ho deciso di fare la levatrice.

Quando arrivava “quella donna” con la borsa grande, a volte in bici, a volte a piedi o con una improbabile macchina, poi, compariva un nuovo bambino ad aumentare il già notevole numero dei presenti in zona.

Avevo cinque anni quando nacque mio fratello Marco. Sera d’estate, luglio, si va tutti a vedere “Il Musichiere” nella sala cinematografica della casa del popolo.

Improvvisamente mia madre si ferma, vedo la pozza di liquido che si forma ai suoi piedi. Mi sorprende, non so se fossi consapevole che anche mia madre facesse pipì, tutti si fermano, voci concitate richiamano l’attenzione delle donne che abitano la casa testimone del fatto. Due di loro scendono armate l’una di un pettine, l’altra di una bacinella piena di acqua e di un asciugamano.

In un batter d’occhio mia madre viene pettinata e i suoi piedi lavati dagli schizzi di fango provocati dal liquido e dalla polvere della strada ancora in terra battuta.

Arriva un’ambulanza, mia madre sale e va.

La notizia che mio fratello è nato arriva altrettanto velocemente, sono arrivati in “Maternità” appena in tempo.

Mi innamoro di quel cosino raggrinzito e con un sacco di peluzzi sparsi sul corpo, la prematurità è testimoniata.

Seguono le cure prestate dalla levatrice dell’ONMI. Pesato, analizzato, studiato, viene ogni volta promosso. Questo bambino è bene tenuto! Anche i seni di mia madre, che vedo nudi per la prima volta, sono sani e possono fornire buon latte.

Brava, Giovanna!

Fascino, curiosità, sorpresa, questo provo, mi piace quella donna col camice bianco, le mani senza calli, segni di bruciature da forno o di punture di ago usato reiteratamente per cucire, i capelli raccolti in una grande treccia tenuta da vistose forcine di osso.

Da grande farò la levatrice. Unica in una selva di future ballerine, maestre, mamme.

La consapevolezza, che questa figura non fosse solo legata alla nascita, venne più tardi quando scoprii i consultori da poco istituiti.

Dalla contraccezione, alla prevenzione fino ai consigli per una buona gravidanza e, poi, di un giusto allattamento, all’accompagnare verso la menopausa, l’ostetrica (perché ora si chiama così) è sempre presente.

Sono sempre presa da un moto di orgoglio, di gratitudine e di sorpresa quando capita che una donna, magari dopo molti anni, mi riconosca e abbia ancora un sorriso, un abbraccio e anche un bacio per me.

Illustrazione tratta da Google immagini

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