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Se ne parlava da tempo e ormai è cosa certa, grazie alla “Legge Madia” il Corpo Forestale dello Stato verrà sciolto e i suoi 8.500 uomini confluiranno nell’Arma dei Carabinieri.
Un provvedimento che per molte ragioni ci lascia interdetti e pare destinato ad avere gravi ripercussioni sulla tutela dell’ambiente.
Le ragioni addotte dal Governo per giustificare il provvedimento non stanno in piedi e puzzano di una malsana ipocrisia, tanto da far pensare che, lungi dal voler ridurre la pletora di corpi di polizia esistenti in Italia, portando ad una semplificazione e razionalizzazione del settore, con conseguente risparmio per le casse dello Stato, si voglia invece dare un segnale rassicurante a quanti hanno fatto e fanno del dissesto ambientale la fonte delle loro ricchezze e del loro potere, in un perverso intreccio tra mafia, imprenditoria selvaggia e burocrazia e politica corrotte.
Riguardo alla spesa è già stato fatto rilevare che il provvedimento non solo non comporterà alcun risparmio ma, al contrario, la renderà più gravosa, dovendo adeguare gli stipendi dei Forestali a quelli dei Carabinieri. Oltre a ciò, poi, si dovrà provvedere al cambio delle divise e alla riverniciatura di tutti gli automezzi in dotazione al Corpo.
Si pone poi il gravissimo problema del cambiamento di status dei membri del Corpo che, confluendo nell’Arma, passeranno dal ruolo civile a quello militare, venendo sottoposti a una disciplina che di certo non sarà di incentivo allo svolgimento di quelli che sino ad oggi sono stati gli specifici compiti istituzionali della Forestale.
Un’imposizione che ha fatto drizzare i capelli in testa ai dirigenti sindacali, i quali considerano il provvedimento, oltre che un sopruso perpetrato ai danni di 8.500 dipendenti civili dello Stato, un grave vulnus al sistema democratico, in un contesto nel quale, viceversa, sarebbe opportuno provvedere alla smilitarizzazione di tutte le forze di polizia, facendo confluire le due principali in un medesimo corpo.
La specificità del Corpo Forestale dello Stato verrà così umiliata, con la perdita dell’autonomia e la riduzione ad un ruolo ancillare rispetto all’Arma dei Carabinieri, con la conseguente dispersione di un grande patrimonio professionale.
Una specificità indispensabile alla tutela di un territorio disastrato come il nostro, preda di speculazioni e oltraggi perpetrati all’ombra della politica, con grave danno per la salute e la qualità della vita dei cittadini.
Non è un buon segnale, quello lanciato dalla politica, se non per chi, da tale dissesto, trae vantaggio. Non è un buon segnale la scelta dell’Arma dei Carabinieri invece di un corpo più affine, come la Guardia di Finanza. Scelta che si sarebbe sempre rivelata inopportuna ma, almeno, più ragionevole e, soprattutto, meno sospetta.
E in tal caso ci sarebbe stato anche da ridere, per non piangere, ripensando alla recente querelle che ha contrapposto i due corpi riguardo al colore delle divise, identico, dopo che la Finanza aveva adottato lo stesso panno della Forestale. Anziché cambiar le divise a meno di diecimila Forestali si decise di cambiarle a quasi settantamila Finanzieri. Poi c’erano i mezzi di servizio, che vennero tutti riverniciati, con una spesa tanto inutile quanto stupida… siamo in Italia, no?

Federico Bernardini

Illustrazione tratta da Google immagini

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