Di Sonia Maioli La memoria si nutre dei racconti, quelli delle mamme, delle nonne, di tutte le persone che di noi si sono occupate quando eravamo piccoli.
Oggi, 27 gennaio, giorno della memoria.
Piccola quella che mi è arrivata da mia madre.
Sono stati molti i racconti sulla guerra, alcuni perfino divertenti, come quello che mio padre, a rischio rastrellamento, si vestì da ragazza, con tanto di fazzoletto in testa.
Il soldato tedesco guardò il gruppo di ragazze che ridevano e, rivolgendosi a mio padre, disse che era brutta.
Giocavano a mamma e babbo con un neonato, a loro affidato, su un carro armato abbandonato vicino alla loro casa.
Raccontava mia madre di una sera, allo scoccare del coprifuoco, sentirono bussare alla loro porta, videro quattro uomini che chiedevano asilo.
I loro cappotti erano molto belli, la nonna capì che erano destinati a far caldo e durare a lungo.
Lei era una valente sarta per uomo.
Lo sapeva bene.
Sedettero attorno al tavolo, quello dove io ora sto scrivendo, con i cappelli in testa e senza togliersi i cappotti.
Se ne andarono al mattino, quando ancora tutti dormivano, lasciando un fagottino di uno strano pane non lievitato.
Dono prezioso per le cinque sorelle.
Solo molto tempo dopo mia madre capì che quei signori dovevano essere ebrei in fuga.
Si sorprendeva del coraggio che il padre aveva dimostrato in quella occasione.
Piccolo episodio, ma utile.
Tutto fa, si dice a Firenze

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